Si muore, cazzo!

“La morte sta anniscosta in ne l’orloggi;
e ggnisuno pò ddí: ddomani ancora
sentirò bbatte er mezzoggiorno d’oggi.”
G.G. Belli, Lettere a Cencia

Non è un caso se, quando si parla di qualità della vita e di felicità, gli studiosi fanno riferimento all’aspettativa di vita, di speranza di vita alla nascita. La si calcola in anni, ovviamente. Ecco quindi che il benessere e la felicità quasi sempre sono associati a una durata della vita superiore alla media. E’ lecito quindi che un individuo possa sperare di campare il più a lungo possibile.

Sarà per questo che negli ultimi tempi ha creato qualche scompiglio la notizia dell'”impennata misteriosa dei morti nel 2015“, addirittura si è parlato di “Quei 45mila scomparsi come in una guerra“. All’improvviso tutti a parlare di chissà quale malattia strisciante, quale vaccino non fatto, quale abbassamento del reddito procapite e quali tagli alla sanità avevano reso possibile questa ecatombe. Alla fine pare si sia trattato di un disallineamento tra sistemi di contabilità degli uffici anagrafici, che in Italia l’informatizzazione restituisce spesso dei dati burleschi. Questa volta la disinformatizzazione ha giocato con la morte.

Non fosse altro che stiamo vivendo, almeno pare statisticamente parlando, il momento migliore dell’umanità. Max Roser in un articolo dal titolo provocatorio dice che, nonostante i gufi (gufi è preso dal vangelo secondo Renzie) il mondo sta diventando migliore: più democrazia, meno guerre, meno povertà, maggiore aspettativa di vita. Su Business Insider ci sono anche dei bei grafici. E allora perché la gente piange e fugge da un sacco di brutti posti? Forse perché ci sono luoghi migliori?

Suvvia, quello dei tanti morti in Italia, è stato un memento mori tecnologico/statistico sul quale adesso si può pure scherzare ma se poi ci aggiungi che in Maremma si campa due anni di meno, c’è da incazzarsi un po’ anche perché se l’età della pensione si allontana e quella della morte si avvicina in sostanza siamo nell’età della presa per il culo e averci qualcuno che ogni giorno ti dice “ricordati che devi morire” un po’ le palle te le fa girare.

Immagine di copertina: L’isola della morte di Arnold Böcklin (1) terza versione

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