Siamo un paese di ignoranti, e per giunta, all’incirca.

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L’ignorante non si conosce mica dal lavoro che fa ma da come lo fa
Cesare Pavese – La luna e i falò

Niente, del passo carrabile sapete già tutto. Del fatto che lo scontrino, se lo chiedi, non solo ti guarda male il commerciante ma anche chi ti segue alla cassa è indispettito che, con la tua richiesta assurda, blocchi l’ideale scorrere della fila dei fiscalmente correi. Passi anche che quando vai a fare la fila al distributore dell’acqua comunale dovresti dopo un tot di litri, tu energumeno in canottiera, rifare la fila invece di riempire 7 damigiane.

E passi anche per il controllore che beccandoti senza biglietto obliterato ti sequestra il biglietto e lo fa sparire per farti doppia multa (mancata obliterazione e mancanza di biglietto) passi che se vai fuori strada su una macchia d’olio, come verbalizzato dalle forze dell’ordine, il giudice di pace sostenga che c’era sì l’olio ma poteva esserci anche il giaccio e quindi non devi chiedere i danni al camion della spazzatura che era quello che aveva perso l’olio.

Passi che il form online per contattare la locale compagnia degli autobus, pur dichiarando “la spedizione è avvenuta con successo”, non funziona e che lo comunichi tu ai responsabili che di ciò si dicono stupiti, e che liquidano la questione con un generico “ah dunque il sito non funziona” ma và!?

Basterebbe anche che il quarto d’ora accademico tutto italiano, che dall’università s’è sparso in tutto il modus operandi dello stivale, come ho scritto su Facebook, venisse “abolito” per aumentare la produttività della prima ora di lavoro di oltre il 30%. Passi anche che la banca dopo la tua richiesta online di adesione ad un’offerta pubblica di vendita, dopo due giorni di quotazione di un titolo, ti comunica solo se la chiami telefonicamente se ti è stato assegnato o meno.

Passi che l’agenzia delle entrate ti chiama per un controllo da quale ne scaturisce un tuo credito e ti senti dire: “non peserà mica che questi soldi li vedrà!?

Passi che mandi la raccomandata alla compagnia assicurativa, nei tempi previsti dal contratto, per disdire una polizza e questa ti manda il sollecito di pagamento e che se gli fai vedere la raccomandata fatta per tempo la solerte impiegata sostenga che non l’hanno ricevuta e che tu chiami le Poste che dichiarano che l’assicuratore l’ha regolarmente ritirata. Passi che li richiami incazzato spiegandogli la situazione e alla fine ti senti dire “non si preoccupi, se è così è tutto a posto”.

Passi anche che le, una volta, compagnie nazionali si affidino a call center senza scrupoli che con metodi truffaldini procacciano contratti peggiorativi ammaestrando venditori sull’orlo di una crisi tra miseria, fame e – ironia della sorte – con bollette in scadenza.

Passi che il coinquilino dissemini di mobilia in disuso, vetture e scooter in sottoscale, corridoi, porticati del palazzo come dependence ad uso esclusivo.

Passi anche il sopportare i delinquenti del Comune di Sanremo.

Ecco, passato tutto questo l’unica cosa da fare è ascoltare Vincenzo Moretti con grande rispetto.

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