Tutto in un film: leadership, management, big data, cultura del cambiamento e tanto cuore

“Il primo che attraversa un muro è sempre insanguinato”
John W. Henry

Per chi, come me, ha trascorso l’adolescenza a Grosseto negli anni 80, il baseball è una passione importante, per questo con regolarità cerco in rete film su questo sport le cui regole sono abbastanza difficili per chi lo vuole avvicinare. Nei giorni scorsi mi è capitato di riguardare Moneyball, arrivato in Italia con il titolo tradotto “L’arte di vincere” interpretato e forse anche prodotto, se non ricordo male, da Brad Pitt.

E’ la storia degli Oakland Athletics che, al termine di una stagione molto particolare, si trovano a dover far fronte alla partenza di molti campioni e alla realtà di un budget molto limitato rispetto a quello degli avversari. Da questo momento in poi il general manager degli A’s si trova a dover far fronte ad un sacco di momenti di crisi, tutti momenti che rappresentano dei casi importanti di management, leadership, gestione del cambiamento, analisi dei dati e innovazione.

moneyball-movie-poster

Se non lo avete ancora fatto, guardatelo, è un concentrato di emozioni e innovazioni, un continuo giocare tra razionalità dei dati e cuore lanciato oltre l’ostacolo, determinazione e ostinazione. Per semplicità vi metto sotto un po’ di righe circa la vera storia dalla quale è stato prima tratto il libro e poi il film. C’è la difficile transizione verso il cambiamento quando il general manager si scontra con l’ultra conservatore blocco dei tecnici e dell’allenatore, c’è la qualità della scelta tecnica, che con l’analisi dei rendimenti dei giocatori (grazie ai dati) consente agli A’s di spendere 260 mila dollari per ogni vittoria contro gli 1,4 milioni di dollari degli Yankees. La squadra ottiene lo stesso numero di successi spendendo in una stagione 40 mln di dollari contro i 120 dei Yankees e i 100 dei Red Sox. C’è la ricerca del rigore nell’applicazione della strategia per “arrivare in base”, c’è l’ostinazione ad innovare per vincere un sistema che non può crescere all’infinito. C’è lo studio approfondito. E c’è anche il cuore, perché anche per comprendere qual è la scelta dettata dal cuore (quella che Beane farà alla fine) servono i numeri e nel film la misura del cuore esprime i suoi valori tra la differenza che corre tra lo stipendio offerto dagli A’s e quello proposto dai Red Sox.

Ecco la storia in breve copiata da Wikipedia:

Tutto inizia al termine della stagione 2001. La tensione tra Beane e l’allenatore Art Howe, già alta a causa di questioni contrattuali, cresce. Howe non rispetta la nuova strategia e non fa giocare i giocatori scelti da Beane e Brand. Beane decide di cedere l’unica stella della squadra per costringere Howe ad impiegare i nuovi acquisti. I risultati deludenti degli Atheltics portano i critici, sia all’esterno che all’interno della squadra, a giudicare il nuovo sistema come un triste fallimento. Beane convince il proprietario della squadra a mantenere questo cammino, e alla fine i risultati della squadra cominciano a migliorare arrivando addirittura a vincere 19 partite consecutive. Come molti giocatori di baseball, Beane è superstizioso ed evita di vedere le partite, la sua famiglia però lo convince ad andare allo stadio dato che Oakland è già avanti 11-0 sui Kansas City Royals alla fine del terzo inning e appare spedita verso la continuazione della striscia positiva. Beane arriva giusto in tempo per vedere la sua squadra cadere a pezzi e concedere ai Royals di pareggiare il punteggio. Alla fine gli Athletics riescono a strappare la vittoria con un home run alla fine del nono inning segnato da uno dei giocatori scelti da Brand, Scott Hatteberg, stabilendo così il nuovo record dell’American League di 20 vittorie consecutive. Nonostante tutto il loro successo, gli Athletics perdono ancora nel primo round del post-season, questa volta contro i Minnesota Twins. Beane è deluso, ma soddisfatto di aver dimostrato il valore dei metodi suoi e di Brand. Beane rinuncia all’opportunità di diventare general manager dei Boston Red Sox, malgrado un’offerta che lo avrebbe fatto diventare il general manager più pagato nella storia del baseball, ma è comunque orgoglioso perché i Boston Red Sox due anni dopo hanno vinto le World Series grazie alle sue teorie.

Il film lo potete scroccare su YouTube. Adesso non più 🙁 [aggiornamento del 28 marzo 2019)

1 Comment
  • Simona Tozzi

    11 Settembre 2015 at 12:50 Rispondi

    Grazie Robi,
    abbiamo bisogno di “storie” e di ispirazioni…

Post a Comment