Donne che sussurrano libri

Ho sempre subìto il fascino delle donne che sussurrano libri, quando si impegnano in questa attività sono, senza dubbio, un aiuto alla sopravvivenza. I titoli che mi sono stati sussurrati? Alcuni li ho letti, altri sono nella libreria in attesa di essere letti oppure nelle liste dei desideri di Amazon o Anobii. Sono così tanti, impossibile leggerli tutti, ché da quanti sono non servirebbe un corso di lettura veloce, dovrei fare un patto per l’eternità. Ma quelli che riesco a leggere, sempre con estrema casualità, sono vivi e presenti con quel che mi accade, casualmente adatti. Non so se si tratti di serendipity, di affinità elettive, di Jung (che ho provato a leggere, anche se consigliato da un uomo, ma non c’ho capito un bel niente) o di chissà cosa, fatto sta che accade, accade con regolarità estrema.

Che patrimonio le donne che sussurrano libri, e che meraviglia i libri di donne che sussurrano libri di altre donne. Metti che ti abbiano sussurrato Vita Activa di Hannah Arendt, e che ti capiti di leggerlo dopo diversi anni e che mentre lo leggi la Arendt ti sussurri, in una nota, Le sette storie gotiche di Isak Dinesen che scritto così pare un uomo ma trattasi di Karen Blixen, scrittrice danese. Metti che, proprio nel periodo in cui qualche cialtrone contrappone il suo fare all’essere degli altri, ti capiti di leggere lo scritto della Arendt che cita la Blixen:

“Lasciate che i medici, i pasticcieri e i servi delle grandi case siano giudicati per ciò che hanno fatto, e anche per ciò che hanno avuto intenzione di fare; i grandi sono giudicati da ciò che sono.”

Dopo aver citato la Blixen continua:

“Solo le volontà volgari sono disposte a far dipendere il proprio orgoglio da ciò che hanno fatto; esse diverranno, con questa concessione, “schiave o prigioniere” delle proprie facoltà e scopriranno, se in loro c’è qualcosa di più di una mera e stolta vanità, che essere schiavi e prigionieri di se stessi è non meno amaro, e forse più vergognoso, che essere al servizio di un altro La grazia che salva i talenti veramente grandi si esprime nel fatto che le persone così dotate restano superiori a ciò che fanno, almeno finché è viva la fonte della creatività; infatti tale fonte scaturisce da chi esse sono e rimane esterna all’effettivo processo creativo, così come è indipendente da ciò che possono realizzare.”

Spero solo che le donne che sussurrano libri continuino con la loro opera, ultimo baluardo contro la prostituzione intellettuale e i cialtroni.

Immagine: I Saw Her in the Library Print 8×10 by Emily Winfield Martin scoperta su teaching literacy.

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