Il minestrone

No, non ho intenzione, dopo l’[omissis], di riconvertire il blog in un sito di ricette ma non saprei come intitolare un post che è sostanzialmente un’accozzaglia di temi e parole nei quali mi sono imbattuto in questi ultimi giorni. E’ forte la voglia di condividere le mie esperienze e non potendo toccare certi temi dovrò limitarmi a tediare le vostre menti con una serie di supercazzole più o meno evolute. Per essere più chiaro e veloce mi sono aiutato con Wikipedia, ma la composizione è mia. Impiegate un quarto d’ora, non vi chiedo più tempo.

La prima questione della quale voglio parlarvi è quella del ricordo di una frase che mia nonna Antonietta diceva a mio babbo quando andava al bar a guardare il ciclismo in televisione: “robertino, quando sei al bar, non parlare di politica“. Inutile, a quel tempo Roberto era un tifoso di Fausto Coppi, e il dualismo con Bartali non si limitava solo a questione di pedali e muscoli: “Con le prime elezioni della neonata Repubblica Italiana, Coppi e Bartali divennero i simboli dei due principali fronti politici in lizza, il Partito Comunista Italiano e la Democrazia Cristiana: Coppi era definito comunista, mentre Bartali era il democristiano“. Che poi Coppi non era comunista, ma siccome Bartali era democristiano… Nel ’48 Bartali vinse il Tour de France – Roberto aveva 11 anni – e si sostenne perfino, mischiati com’erano sport e politica, che il trionfo di Gino in Francia salvò l’Italia da una guerra civile dopo l’attentato a Togliatti.

Passiamo adesso ad Enzo Anselmo Ferrari, fondatore della famosa scuderia che porta ancora il suo nome. Ho scoperto con sommo stupore che quando fondò l’azienda Enzo non era altro che un meccanico, figlio di meccanico. Avevano sotto casa un’officina. Quando il meccanico Enzo si presentò alla Fiat, il direttore del personale Soria – lui sì ingegnere – ritenne Ferrari non meritevole di lavorare presso gli Agnelli.

Quando penso alla Ferrari mi torna sempre in mente una storia che appresi a Ravenna da Andrea Lipparini docente ordinario di economia e gestione delle imprese e di gestione della tecnologia, Dipartimento di Scienze Aziendali, Univesità Alma Mater di Bologna. Che raccontando dei sistemi e delle reti rammentò l’evento del pit stop della Ferrari

E’ un caso di scuola, le reti o i gruppi non esprimono una velocità media ma tendono ad allinearsi al rendimento del più lento. Eppure nel 1999 Irvine aveva l’auto più veloce, il suo scudiero era il pilota più veloce del mondo, la squadra ai box era la più veloce ai pit stop ma in quel gran premio Irvine perse l’opportunità di conquistare almeno tre punti che a fine anno gli sarebbero bastati per vincere il mondiale.

Dopo aver pensato a questo fatto mi sono imbattuto in due parole affascinanti, la prima è destino una parola meravigliosa che spesso viene interpretata come il fato. Ma nell’antichità però differiva nel suo significato da quello di fato. Questi infatti, indica l’essere sottoposti a una necessità che non si conosce, che appare casuale e che pure invece guida il susseguirsi degli eventi secondo un ordine non modificabile. Il destino invece può essere cambiato poiché esso è inerente alle caratteristiche umane: l’uomo «faber est suae quisque fortunae» (Ciascuno è artefice della propria sorte) L’unico artefice del proprio destino è dunque l’uomo stesso: concezione questa ricorrente nella mentalità romana che si contrappone all’idea del fato (dominante nel mondo classico) e che considera il romano responsabile protagonista delle sue azioni e della lotta contro il bisogno e la miseria.

La seconda parola è azione e mi affascina quando Kant distingue l’azione umana come diretta da una libera volontà (causalità attraverso la libertà) dove la causa libera, ma ineliminabile, è la libertà di scelta che prelude al comportamento morale concreto, contrapposta alla causalità del mondo della natura dominato dal meccanismo causa-effetto.

E dunque mi verrebbe da pensare alla destin’azione un luogo dove una serie di persone si auto determina… ma di questo non si può parlare al bar…

Ultima scoperta il dito medio di Galileo, secondo il famoso studioso Caparezza
“Le accuse contro Galileo erano molteplici
Leggeva teneva in casa e leggeva libri proibiti
Galileo negli ultimi 18 mesi non è andato mai a Messa
Galileo convive con una donna
Ma soprattuto Galileo fa gli oroscopi a pagamento
E non si è mai confessato
E il Papa si irrita terribilmente”

… e invece credo che ce l’avessero con lui perché diceva:
Misura ciò che è misurabile, e rendi misurabile ciò che non lo è

Se volete comprendere chi era Galileo potete farvelo raccontare da Paolini (qui servono 2 ore e 20 minuti)

Insomma Galileo dava un po’ noia, e lo fecero un po’ soffrire. Ma non è un caso che di lui si conservi un dito medio.

Fine del minestrone, hai vinto un bonus musicale

Immagine Maxpixel (1)

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