Il cliente ha sempre torto e per giunta è di molto imbruttito

Il viaggio non è per tutti, turisti o viaggiatori che dir si voglia. Ho cercato di spiegarlo più volte su questo irresponsabile blog, e anche sul fatto che “il cliente ha sempre ragione” dovrete convenire con me che è una supercazzola marchettara che sta a significare “hai ragione basta che paghi e che poi ripaghi, e sono così insicuro del mio prodotto servizio che è meglio che ti dia ragione così di senti ganzo e nel mentre, come ti distrai un attimo, ti inchiappetto sperando che ti piaccia“.

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Capperi all’isola d’Elba, immagine scattata durante un’escursione con l’Aism di Ivrea alle miniere di Rio Elba

Ma a parte il disquisire sulla ragione o meno del cliente, vogliamo parlare di quanto si stia imbruttendo? Avete letto la “meravigliosa” storia degli ospiti che hanno abbandonato l’hotel perché vi erano ospitati dei disabili? Storie brutte e clienti che andrebbero recensiti, loro sì, in malo modo.

Fatto sta che un gruppo di disabili ospitati a Pozzo di Fassa ha messo a disagio degli ospiti che si sono dati alla fuga perché non potevano sopportare una così “imbarazzante presenza”.

Questa notizia mi ha riportato alla mente uno dei più bei momenti della mia carriera nel mondo dell’ospitalità quando insieme ai responsabili dell’Aism di Ivrea e con la collaborazione di uno staff veramente affiatato rendevamo un hotel “non a norma” un luogo ideale per il soggiorno di una trentina di ammalati, per circa una ventina di giorni. Una settantina di persone, tra ammalati e accompagnatori, che regalavano a tutti gli altri ospiti momenti di gioia e grande amore per la vita. Gli ospiti si mischiavano in modo naturale con gli eporediesi e, nel tempo, capitava che altri clienti chiedessero di prenotare lo stesso periodo in cui sarebbero arrivati “quelli di Ivrea”.

Sono stati quindici anni di emozioni e di successi, l’Elba dove tutto ciò accadeva, sembrava trasformarsi proprio per l’arrivo del gruppo di Ivrea: gite in barca, escursioni in miniera, marachelle, addirittura un concerto rock in un paesino come San Piero, tutto scale e saliscendi che, per una sera, diventava un luogo di rampe dagli equilibri precari ma che consentivano a tutti – motocarrozzati e non – di arrivare in piazza della Chiesa dove tutti, ma proprio tutti, ballavano in mezzo a tavoli di corolli e aleatici. Tra le altre cose, a quei tempi, frequentavo anche quel pazzo scatenato di Max Ulivieri che si occupava di viaggi per diversamente abili e adesso è salito agli onori della cronaca per la sua lotta in favore dell’assistenza sessuale ai disabili. Dunque il cliente quando ha torto ha torto, ma a quelli scappati dall’hotel di Pozza di Fassa, io e il mio amico Domenico eporediese dell’Aism, dedicammo già diversi chili e anni fa – ai tempi dell’Elba – un sorridente vaffanculo.

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