Io non mi sento europeo ma per fortuna o purtroppo lo sono

“Io G. G. sono nato e vivo a Milano. Io non mi sento europeo ma per fortuna o purtroppo lo sono. Mi scusi Presidente, non è per colpa mia ma questa nostra Comunità non so che cosa sia. Può darsi che mi sbagli che sia una bella idea ma temo che diventi una brutta poesia.”

Anche se il Trattato di Lisbona ha cambiato un po’ di cose credo che rimangano validi alcuni concetti espressi nel Trattato di Maastricht che prevedeva l’obbligo per la Comunità europea di promuovere nell’insieme della Comunità:

– uno sviluppo armonico, equilibrato e sostenibile delle attività economiche
– un livello elevato di occupazione e di protezione sociale e pari opportunità tra donne e uomini
– una crescita duratura e non inflazionistica
– un elevato livello di competitività e di convergenza dei risultati economici
– un livello elevato di protezione e di miglioramento della qualità dell’ambiente, l’innalzamento del livello e della qualità della vita, la coesione economica e sociale e la solidarietà tra gli Stati membri.

Ho riletto, su Wikipedia, quelli che ricordavo essere i punti cardine del trattato che sanciva l’esistenza della Comunità Europea. Li ricordavo abbastanza bene.

Dunque mi chiedo quanto ci sia di armonico nell’accanimento dei paesi europei economicamente più avanzati nei confronti della Grecia e di altri paesi in crisi, mi chiedo a quale livello di occupazione e di protezione sociale si faccia riferimento se, l’Italia, per rincorrere gli equilibri “improbabili” imposti dalla UE finisce per creare maggiori divari sociali e economici. Mi chiedo se coloro che ipotizzarono la “non inflazione”, programmarono anche un punto di arrivo oppure se agognavano perfino la deflazione.

Mi chiedo quanto sia compatibile la convergenza dei risultati economici con le azioni di disturbo che le banche dei singoli stati compiono nei confronti delle altre nazioni EU falsando i corsi e gli spread grazie a compravendite di titoli di stato, pressioni praticate spesso dai più forti ai danni dei più deboli.

Mi chiedo cosa si intende per solidarietà tra gli Stati membri se, sempre i soliti noti, se ne sbattono delle invasioni di migranti – che stanno provando seriamente finanze e socialità italiana – mi chiedo cosa si intenda per coesione economica quando si chiede di rinunciare a produzioni d’eccellenza, a rispettare quote latte a schiacciare gli aranci con i cingoli dei trattori, mi chiedo perché per la futuribilità economica del mio pensionamento sono più felice dell’arrivo di un barcone d’africani sani e salvi piuttosto che il rispetto dei parametri “salva banche” imposti dalla Troika – che non a caso pare una parolaccia – che sostanzialmente hanno impoverito l’Italia retta da una serie di governi “bancari”.

E’ l’esercizio continuato della forza economica, che mi salta all’occhio, un esercizio praticabile per il solo fatto di essere i più forti. E’ quindi istintivo in me l’associare questo atteggiamento imposto dall’Europa a due eventi diversi che si sono svolti in Italia e in Portogallo negli ultimi giorni, in tutti e due ha vinto chi aveva più manganelli in mano (ché poi potrei aggiungere anche quello dei professori bastonati a Bologna, senza dover tornare indietro alla Diaz), sarà una brutta coincidenza ma io la vedo così. Vedo una deriva fascista dell’Europa. Ché, se c’è da esser neri europei, è meglio essere neri africani.

Gaber diceva: “abbiam fatto l’Europa facciamo anche l’Italia.” L’Italia non c’è venuta granché bene e anche l’Europa, così come sta venendo – prendendo in prestito un’altra citazione – la definirei “una cagata pazzesca“.

Si dirà che uscire dall’Europa adesso non avrebbe senso, lo so e ne sono consapevole, ma basterebbe rileggere i punti cardine del trattato di Maastricht per comprendere che c’è da aggiustare la mira, e non di poco.

Immagine MaxPixel (1)