È il 2015 baby, mica pizza e fichi

Volevo astenermi dal commentare ricorrenze, eventi, centenari, bicentenari, ché troppe polemiche fioccano, in special modo in luoghi a me cari e dove vorrei soffiasse sempre un buon vento.

Ieri, però, non ho potuto sorvolare sul bell’articolo di Armando Torno su Il Sole 24 Ore dedicato al nuovo anno che porterà una serie di coincidenze importanti con le quali ci si potrà storicamente sbizzarrire – che poi forse potrebbe essere un esercizio riproponibile tutti gli anni, che tanto non ci si fa mai mancar nulla.

Congresso_di_ViennaSi, ma nel 2015 infileremo l’infausto centenario dell’entrata in guerra dell’Italia (600 mila morti e un milione di mutilati), il bicentenario del Congresso di Vienna che si chiuse “solo 9 giorni prima della battaglia di Waterloo (altro bicentenario da brividi) e che cercò, il Congresso, di risolvere i problemi della vecchia Europa prima ancora di aver spedito a Sant’Elena quel ladro d’arte di Napoleone.” Ma sono anche 750 anni dalla nascita di Dante, per buona sorte dei miei amici ravennati, che ne hanno da poco buscate con la storia del 2019 ma che, in confronto a Dante, mi pare un sospiro paragonato a una siffatta esistenza d’uomo, non foss’altro che era toscano e autore di un best seller da sempre in cima alle classifiche internazionali.

Ma è cinquant’anni fa che è successo di tutto: la chiesa abbandona il latino, nel PCI c’era lo scozzo tra Amendola (quello che ha scritto Lettere a Milano) e Ingrao (anche lui, come il primo, partigiano). Si aprivano gli impianti delle acciaierie di Taranto, il centro siderurgico allora più grande d’Europa che, dopo cinquant’anni, pare abbia fatto tanti morti quanti una guerra. C’erano anche a quei tempi quelli che portavano valigiate di soldi in Svizzera. Che qualcosa non funzionasse nel migliore dei modi si poteva comprendere visto che aumentavano assieme disoccupazione e consumi (forse grazie alle rimesse dall’estero degli emigranti). Detta così pare che la bilancia dei pagamenti fosse in pareggio, tra tanti operai che mandavano soldi ai parenti dall’estero e pochi industriali che mandavano i soldi all’estero. Strane redistribuzioni.

Sempre cinquant’anni fa, la Svizzera – che importa soldi volentieri e a mani basse – blocca le frontiere per arginare i flussi di italiani che vogliono lavorare all’estero – babbo e mamma erano rientrati da poco dalla Svizzera che avevano da fare una cosa importante in Italia. Paolo VI va all’Onu a dire che non bisogna fare più guerre, nel frattempo il Vietnam subisce il più grande bombardamento che la storia, fino a quel momento, aveva riservato all’umanità.

In America uccidono Malcom X e arrestano Martin Luther King e anche oggi il disagio degli afroamericani rimbomba nelle nostre case dai TG d’oltre oceano. In Italia era il momento di Calvino, Fontana e De Chirico, scusate se è poco.

Il mondo è certamente migliorato se pensate che nel 2064 ricorrerà il cinquantesimo anniversario dello storico incontro tra un premier e un gelato.

renzi_gelato

Ma nel 2015 non sono da sottovalutare neanche i cinquan’anni della minigonna e della nascita del sottoscritto. Mi accorgo adesso che ho impiegato 50 anni per farvi capire che mi chiamo Robi e non Roberto e forse ne impiegherò altri 50 per spiegarvi che è Robi con la “i” non con la “y”, ché è sempre bello nella vita avere qualcosa da fare… Buon 2015 e ricordatevi che il 3 aprile è il mio 50° compleanno.  È il 2015 baby, mica pizza e fichi…