Scuola alberghiera: una storia molto bella e una storia molto brutta!

Era un po’ di tempo che non entravo nelle scuole alberghiere, grave colpa. Da marzo scorso ho scoperto il “Panzini di Senigallia”, un istituto superiore alberghiero nel quale ho avuto modo di svolgere una docenza all’interno di un percorso di aggiornamento rivolto ai professori della Re.Na.I.A. (Rete Nazionale degli Istituti Alberghieri).

Re.Na.I.A, è una rete di scuole che si pone finalità importanti: innanzitutto una cooperazione fra le istituzioni scolastiche e le loro reti, italiane, europee e di altri paesi, per promuovere scambi e sinergie sul piano formativo, ma anche per sviluppare iniziative finalizzate a migliorare le attività di insegnamento, di ricerca, di formazione e aggiornamento.

Al Panzini, lo ammetto, mi sono commosso quando, a pranzo, ho visto i giovani allievi impegnati in sala, quando è uscita la brigata di cucina. E’ stato bello e importante notare la passione e l’impegno con il quale questi ragazzi svolgono i compiti loro assegnati dai capo servizio (i professori). Al Panzini si respira il clima dell’hotellerie – forse un po’ retrò ma necessario in un settore che sta perdendo troppo velocemente le sue tradizioni.

La determinazione della dirigente scolastica Maria Rosella Bitti è trasmessa a tutto il corpo docente e agli allievi. La storia della produzione interna di pane e prodotti da forno è meravigliosa, l’istituto si finanzia grazie alla vendita interna dei prodotti realizzati dagli alunni nel reparto panificazione. Il forno della scuola produce merende, paste, panini, focacce, pizze – banditi distributori automatici e produzioni esterne – alunni e professori consumano tutti cibi prodotti all’interno.

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Gli allievi del Panzini durante una manifestazione

Che il Panzini sia una perla della formazione turistica europea lo capisci dalla passione con la quale tutti i professori ti raccontano i progetti svolti e quelli in cantiere: premi in vari concorsi, dal 2008 lo scambio Italia–Australia per dare ai propri alunni l’opportunità di trascorrere due settimane, ospiti di famiglie locali, e di conoscere da vicino la realtà scolastica, socio-culturale e turistica di questa nazione e nello stesso tempo di ospitare alunni australiani in Italia. Gare di solidarietà, stage formativi in Italia e all’estero. La riunione annuale alla quale partecipano i ragazzi che negli anni si sono diplomati e che lavorano in giro per il mondo. La cura e la passione con la quale i docenti continuano a seguire le eccellenze dell’istituto durante gli studi universitari.

Dopo la mia visita di marzo al Panzini ho avuto l’opportunità nei giorni scorsi di fare una lezione ai ragazzi delle quinte alla quale hanno partecipato anche il professor Lorenzo Succi di Unirimini e il professor Baggio di Unibocconi in collegamento da Milano. E’ stata un’esperienza importante e lo scambio con i ragazzi è stato molto bello. Hanno la consapevolezza di dover competere in uno dei campi più difficili in assoluto, il turismo, ma sono certo che sapranno togliersi delle grandi soddisfazioni grazie al know-how acquisito nel quinquennio.

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E’ per tutto quello che vi ho raccontato qua sopra, che la notizia postata oggi su Facebook – proprio dal Panzini – relativa agli “Stage trappola” che ha visto vittime 2.700 ragazzi delle scuole alberghiere, mi ha particolarmente indignato e rattristato. Una storiaccia delle più ignobili messa in piedi da personaggi senza scrupoli, albergatori e ristoratori compiacenti che hanno sfruttato le giovani promesse del settore più importante della nostra economia. Tutte queste persone, una volta appurate le loro responsabilità, andrebbero messe in situazione tale da non nuocere più al sistema e ai giovani che, nelle aziende, fanno le prime esperienze.

Quello che mi stupisce è che tra le regioni “utilizzatrici” vi siano quelle che spesso rappresentano l’eccellenza italiana dell’ospitalità.

StageDopo la farsa della formazione e dei falsi tirocini di Promuovitalia, un’altra storia brutta che mette in luce tutti i mali dei quali soffre il turismo italiano: la residualità a livello scolastico (spesso gli istituti alberghieri sono il deposito per gli alunni meno brillanti), la residualità a livello politico (l’assessore al turismo quasi sempre era l’ultimo degli eletti o il primo dei trombati), la “questione meridionale” quando si legge “ragazzi del sud sfruttati da aziende del centro-nord“, lo sfruttamento giovanile, le società che dirigevano questi traffici basate in paradisi fiscali.

Albergatori e ristoratori che spesso si preoccupano dell’anonimato dei recensori di Tripadvisor, che ora alzino gli scudi, facciano – assieme alle associazioni di categoria – tutto il possibile affinché venga dato un nome a questi albergatori e ristoratori, che le loro attività vengano chiuse senza indugio, e che se questi delinquenti hanno avuto nel passato fondi perduti, aiuti di stato e sostegni vari (ché a dir la verità spesso nel turismo sostegni e regalie arrivano, in alcune regioni in particolare) restituissero tutto e andassero a zappare, una volta per tutte.

Se davvero il turismo è un settore sul quale il governo, politici, amministratori credono per il rilancio economico dell’Italia, questi ragazzi della scuola alberghiera devono essere protetti e tutelati come se fossero dei campioncini della Primavera di una blasonata squadra di club, anzi, della Nazionale.

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