L’insostenibile pesantezza dei numeri. Non datemi del pessimista

E’ probabile che il ragionamento che segue sia basato solo su impressioni e su un’abitudine abbastanza “classica” dell’analisi dei numeri, ma i 5 indicatori che oggi Il Sole 24 Ore ha riportato in prima pagina (indagine congiunturale Ciset – Ca’ Foscari) mi preoccupano molto. Siccome la mia impressione potrebbe essere poco scientifica il post lo scrivo qua dove essere irresponsabili è d’uso. Dimenticavo, stiamo parlando d’industria dell’ospitalità.

Iniziamo facendo un passo indietro (come direbbe il gambero). Il grafico che segue lo conoscete bene, alcuni lo sbandierano come elemento di grande successo. Ma siamo sicuri che la sostanziale parità di arrivi e presenze nazionali con quelli internazionali, nel 2013, sia sintomo di un successo? Ho paura di no. Le presenze generali negli hotel nel 2013 (secondo Federalberghi) sono aumentate dello 0,27% (italiani-2,9%, stranieri +3,7%). Sono però calati fatturato e percentuale d’occupazione. Ma ci sono altri dati che, se incrociati, consentono di capire che, in determinati contesti, un calo del fatturato nell’ordine del 2%, può significare in un bilancio utile o perdita.

grafico turismo

Vediamo i dati riportati oggi in prima pagina da Il Sole 24 Ore (Fonte Ciset – Ca’ Foscari) circa le aspettative per quella che è la parte stagionale più succosa dell’operatività alberghiera italiana.

aspettative_stagione_turistica

Ho provato a farmi qualche domanda e a darmi qualche risposta (Marzullianamente)

Siamo sicuri che lo +0,50% degli stranieri possa compensare il -1,80% degli italiani? Non credo. Mediamente l’italiano soggiorna in alta stagione e spesso prenota la vacanza estiva direttamente. Gli stranieri (non pensate che siano tutti russi che bevono Sassicaia come fosse Ferrarelle) sono quasi sempre intermediati da Tour Operator che partono da commissioni minime del 25/27% e preferiscono stagionalità con tariffe meno elevate degli italiani, prenotano mediamente prima cogliendo tutte le offerte early booking possibili, hanno maggiori capacità di comparazione in rete.

I dati sulle presenze che segnali danno? In particolare si nota che all’aumentare degli arrivi stranieri le presenze non aumentano proporzionalmente, significa che i nuovi arrivi soggiornano mediamente di meno e sappiamo bene che fare più partenze che fermate rappresenta dei costi ben più alti che vanno a erodere la marginalità delle aziende alberghiere.

Il calo del fatturato previsto intorno all’1,70% è verosimile? Forse no, non è escluso che possa essere di più. Nel 2013 secondo l’osservatorio di Federalberghi il totale gennaio/dicembre fece registrare +0,3% di presenze  (-2,9% italiani+3,7% stranieri) e la previsione era di un calo dell’8% del fatturato in particolare nell’alta stagionalità (sarà vero? Non saprei, poter lavorare su dati attendibili in Italia e in questo settore è praticamente impossibile). Forse i bilanci, nel 2013, si salvarono solo perché, senza che nessuno se ne accorgesse, l’occupazione (lavoratori) scese del 4% (-4,7% indeterminato -3,2% determinato). Quest’anno con i dati sopra indicati e prevenendo costi maggiori di intermediazione (c’è da calcolare che Booking lavora al lordo e rosicchia costantemente quote di vendite dirette – ciò può essere sfuggito a un’imprenditoria molto poco avvezza a fare conti e previsioni precise) oltre a costi di gestione in aumento (soggiorni medi più brevi per italiani e stranieri) è facile prevedere che un calo del fatturato tra l’1,7 e il 2,5% potrebbe significare un importante allontanamento dal punto di pareggio e quindi una forte perdita di marginalità e, purtroppo, di competitività futura.

Non datemi del pessimista (ho evitato di aggiungere l’inasprimento fiscale, l’inefficienza del sistema Italia e l’azione benefica di #artbomus) e anzi, se ho sbagliato qualche ragionamento fate bene a correggermi nei commenti, ne sarei felice. Grazie.

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