Cari politici, state giocando con il fuoco.

Da un po’ di giorni sto caricando sul blog Stato di Paura tutta una serie di eventi che hanno insanguinato l’Italia dagli anni 60 in avanti (Dalla foga non so se sto violando qualche diritto d’autore, ma è bene lasciare più tracce possibili circa la storia recente dell’Italia).

Ci sono eventi che nella vita ti colpiscono così tanto da condizionare tutta la vita – mio babbo, per esempio, è torinista perché rimase sconvolto dalla tragedia di Superga. Io invece ricordo ancora dov’ero quando alla radio annunciarono il ritrovamento del corpo di Aldo Moro. Ricordo il terrore che mi attraversava tutte le sere, tutte le volte che c’era la sigla del telegiornale edizione straordinaria, ricordo la paura durante la passeggiata del mattino per andare a scuola e mia mamma terrorizzata quando prendevo il treno per andare a trovare, a Roma, gli amici dell’estate. Pareva partissi per il fronte. Quella paura l’ho ritrovata, uguale uguale, nel libro di Bendetta Tobagi Come mi batte forte il tuo cuore.

piazza-fontana

Ne ho letti e riletti a decine di libri dedicati agli anni di piombo, qua inizio a  elencare quelli che rileggo adesso per continuare il lavoro del blog. Ho ben presenti le dinamiche e le situazioni che portarono a quegli anni tremendi.

C’era la crisi economica col barile del petrolio che passò da 3 a 12 dollari e che impose all’Italia l’austerity, così come oggi c’è questa austerità imposta dall’Europa. L’Italia uscì dal serpente monetario e ai giorni nostri perfino Renzi minaccia, in assenza di solidarietà continentale, di uscire dall’Euro. C’era l’università in subbuglio alla ricerca di una sua identità, e poco è cambiato ai giorni nostri. C’era il compromesso storico, come un compromesso è il governo che abbiamo adesso. Si parlava di aeroplani anche a quei tempi, Hercules allora e F35 adesso. C’erano i partiti e i governi che rimandavano i problemi senza risolverli e quindi parevano avulsi dalle dinamiche sociali, proprio come appaiono oggi quando li senti rispondere nelle ormai poche trasmissioni televisive d’inchiesta.

E oggi? Oggi ho scritto questo status su Facebook e mi sono quasi subito pentito d’averlo scritto, tanto che se lo cercate non lo trovate più.

Per come vedo i politici avulsi e assenti dal contesto sociale italiano ho paura che una rivolta civile sia più prossima di quanto questo torpore ci induca a pensare.

L’ho tolto perché anziché una constatazione poteva sembrare un auspicio. Lo so che questa situazione non porta a nulla di buono, inizio a rivivere quella paura che si sente quando la misura è colma e l’argine stenta a tenere. I toni e la situazione del lavoro non sono dissimili da quelli dell’autunno caldo quando operai e colletti bianchi, chi per una ragione chi per l’altra, scendevano per le strade preannunciando una lotta di classe che, dal dopoguerra, poco s’è placata.

Ma una cosa davvero mi fa paura, il 6 maggio del 1965 si svolse all’Hotel Parco dei Principi in Roma il primo convegno di studi politici e militari indetto dall’Istituto Alberto Pollio, in quell’occasione fu appurata la partecipazione di Stefano Delle Chiaie che fu fondatore di Avanguardia Nazionale. Nei giorni scorsi, leggo adesso su Il Fatto, Borghezio, in occasione di un raduno di neofascisti a Roma – s’è rivolto con la qualifica di comandante proprio a Delle Chiaie in questi termini:

“E allora comandante – conclude Borghezio – quando il nostro popolo sente il bisogno di una rivoluzione nazionale, noi dobbiamo metterci alla guida di questa rivoluzione. Questo è il compito anche tuo!”

Non è questione di destra o sinistra, ché non si è mai riusciti a sapere chi uccideva e terrorizzava l’Italia, non credo al grande manovratore, credo che una serie di teste impazzite presero alla sprovvista uno Stato approssimato nelle istituzioni, proprio come approssimati siamo adesso.

Dopo il convegno del Parco dei Principi in poco meno di quattro anni arrivarono gli scontri a Valle Giulia, gli scioperi a Milano e la strage di Piazza Fontana e fu proprio, solo l’inizio.

Cari politici, iniziate a sistemare un po’ di cose, subito. Lungo la schiena sento tornare quei brividi di paura e non voglio proprio che i miei figli subiscano quello che, insieme a tutti gli italiani della mia generazione, abbiamo subito per più di vent’anni.

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