Di Franceschini, di Beckett, del turismo e dei boeri.

I ministeri che contano di più son di poche parole, guarda per esempio il Ministero della Salute, tre parole. Quello che si occupa di Turismo, tra i ministeri, ha il nome così lungo che nella serp di Google non si legge Turismo, ci sono i puntini, per forza, Turismo è la decima parola.

serp_google_turismo

Insomma, a parte la lunghezza del nome del ministero, il primo tweet del neo Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo è stato poco felice.

Proverò a portare cultura e turismo al centro dell’azione di governo del paese con il più grande patrimonio culturale del mondo. #mibact

— Dario Franceschini (@dariofrance) 22 Febbraio 2014

dario_franceschini

Pensare che Franceschini conta un’esperienza a Ferrara, nel 1994 mi pare, come assessore al Turismo. Fatto non secondario questo, rispetto ai suoi predecessori è infinitamente più ferrato nel settore. Ecco, quel proverò, dopo un anno in cui il mondo alberghiero ha perso 10 mila posti di lavoro e quello turistico in totale 40 mila e dopo un calo della forza lavoro del 3% nell’anno precedente (fonte Federalberghi), non è perdonabile.

Non è perdonabile dopo la promessa di 500 mila posti di lavoro del piano strategico, dopo l’annuncio e la morte prematura del decreto, poi pacchetto, poi pacco e contropacco del turismo promesso da Bray. Bray, è stato ministro per la parte turismo come io ero alunno, a mia mamma dicevano sempre: è intelligente ma non si applica.

Quel proverò, non è perdonabile ancor di più a un politico che scrive libri e che si dovrebbe occupare anche di cultura. Affidarsi alla tecnica dei boeri (quelli di cioccolato), quella del riprova sarai più fortunato per intenderci, è un approccio pessimo.

boeri_cioccolato

Una persona di cultura dovrebbe conoscere il pensiero di Beckett in merito ai tentativi, anche se foriero di buoni propositi il provare ha in sé grandi rischi:

Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.

Ecco, noi del turismo, dopo un sacco di posti di lavoro persi, dopo una storia recente del turismo italiano poco edificante, tendiamo a incazzarci un po’ se qualcuno “proverà”, anche perché tutti quelli che finora ci han provato, nella migliore delle ipotesi, son falliti meglio dei predecessori. Se non fosse per discordanze anagrafiche potrei pensare che il buon Samuel si ispirasse al turismo italiano, ma morto nell’89 si perse il fantasmagorico referendum popolare che nel ’93 uccise il Ministero.

Quel proverò è sì un buon proposito, ma ha anche il sapore di un democristiano mettere le mani avanti. Noi del turismo non possiamo più provare, o meglio non possiamo più permetterci un fallimento, non fosse altro che alcuni di noi, falliti lo sono già

Spero che Renzi e company riescano a infondere a Franceschini “quel sano entusiasmo e baldanza” (baldanza è un po’ fascistotto ma facciamo finta di niente) annunciati dopo l’incontro risolutore (forse) con il Presidente della Repubblica. Proverò è un imbarazzante mettere avanti le mani. Il cambiamento non è provare, è fare quel che si deve. Un ministro è pagato per fare il ministro, non per fare uno stage formativo. Guardiamo con fiducia al futuro, ma assai incazzati.