Dal basso o dall’alto a me francamente poco interessa, l’importante è che funzioni

Sei tutto preoccupato perché hai avuto uno scazzo con il tale su Twitter ma poi ti accorgi che, quel tale che nelle tue cerchiette è molto influente, il tuo verduraio o il direttore della banca che ti deve concedere il fido non sanno minimamente chi sia. Eppure, il tale dello scazzo, nella tua cerchietta, disquisisce d’ortaggi e tassi overnight come fossero bruscolini.

Poi ti trovi in rete a parlare di prodotti, comunicazione dall’alto, dal basso e a cercare di dare valore e paternità alle idee. E ti fa un po’ d’effetto quando qualche influencer della rete in modo un po’ scomposto, quella rete, non riesce a governarla, a capirne le dinamiche e a interpretarla con le doti e le capacità necessarie.

In questi giorni ci si dibatte a lungo sulle effettive forze della comunicazione dal basso, che detta così vuol dire poco o niente. A chi mi chiede esempi di successo non ne posso mostrare perché, specialmente nella comunicazione turistica, se questa forza non viene incanalata in piattaforme organizzate “dall’alto” spesso si perde in mille rivoli. Certamente la mia bella esperienza con i Maremmans mi condiziona, ma il percorso immaginato nel progetto è stato interessante: formazione, preparazione tecnica, conoscenza del territorio, condivisione. La creazione di piattaforme seppur semplici avviate dall’alto e poi gradualmente affidate agli operatori locali hanno portato qualcosa di nuovo nel modo di comunicare la Maremma Toscana, qualche volta creando scompiglio tra coloro ai quali il nuovo fa paura di default.

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Work of Russian photographer Andrew Pavlov totally real photo via @Steve McCurry

Sono le piccole cose che prendono il via spontaneamente perché spesso basta una scintilla una sollecitazione e così accade che a Levanto si organizzino tra operatori per avere delle sessioni formative e creare un piccolo concierge service via twitter, oppure come a Pietra Ligure dove gli albergatori chiedono ai bagnini di condividere immagini e condizioni metereologiche sulla loro pagina Facebook. Sono tutte piccole cose che forse funzioneranno ma tutte partono da qualcuno che ha deciso, ente o privato, di far scattare la scintilla.

Le stese dinamiche le ho viste accadere nelle associazioni sportive e una volta perfino in una cooperativa di servizi aerei, in questi casi erano reti offline ma sempre qualcuno le ispirò, le immaginò e per certi versi in qualche modo le impose altrimenti non sarebbero mai partite.

Un’altra questione mi lascia spesso impressionato, quella della paternità delle idee, dei progetti e delle tattiche. La nostra cerchietta è ristretta più di quel che si pensi, e spesso la sbornia da “io c’ho più followers” si crede che possa essere un certificato di capacità acquisite sul campo o di dominio sull’ideazione. Invece nella nostra piccola comunità online abbiamo tutti le stesse fonti, spesso le stesse idee, elaboriamo progetti così simili, anche perché se ascolti il guru e metti in pratica quel che predica ovunque, se questo poi si arrabbia perché hai replicato la sua idea egli non è un guru ma un fenomeno da palcoscenico.

E allora come si potrebbe convivere tutti insieme in modo sereno in rete, quale dovrebbe essere il clima e l’approccio a una rete più o meno congegnata (dal basso o dall’alto a me francamente poco interessa, l’importante è che funzioni), che dia spazio a tutti e che possa in qualche modo aiutarci nella vita e nel nostro lavoro? In che modo quel che facciamo in rete può diventare un grande coworking dove l’importante è realizzare qualcosa di grandioso e efficiente e non una serie di orticelli contornati di barriere e nomi dei proprietari?

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Immagine Steve McCurry

Anche perché, come mi ha segnalato una Maremmans, non è che la rete l’abbiamo inventata adesso… ecco alcune frasi che per caso (o non per caso) mi sono giunte in questi giorni e potrebbero aiutarci a gestire e usare meglio le reti e le idee, e proprio la rete con queste frasi m’ha dato l’idea di come chiudere questo post:

” ...Seppure antichissime, anche sotto questo aspetto le piante dimostrano di essere eccezionalmente moderne. Uno dei concetti cardine su cui si basano molte tecnologie rese possibili dall’avvento di internet e fondate sulla connessione dei gruppi ( come i social network) è proprio quello delle cosiddette proprietà emergenti, tipiche dei superorganismi e delle intelligenze di sciame. Si tratta di quelle proprietà che le singole entità sviluppano solo in virtù del funzionamento unitario dell’insieme: nessuno dei singoli componenti ne è dotato in modo autonomo, proprio come accade alle api e alle formiche, che unendosi in colonie sviluppano una intelligenza collettiva molto superiore a quella dei singoli che la compongono“.  Tratto da Verde Brillante, ed Giunti (segnalato da Rita Marzano, una maremmans)

Il reportage ha di solito molti autori ed è grazie a un’usanza invalsa nel tempo che firmiamo un testo solo con il nostro nome. In realtà si tratta forse del genere letterario più collettivo che esista, giacché alla sua nascita contribuiscono decine di persone: gli interlocutori incontrati sulle strade del mondo che ci raccontano la storia della loro vita o della società alla quale appartengono, oppure eventi ai quali hanno partecipato o di cui hanno sentito parlare da altri“. Ryszard Kapuscinski segnalato da Paolo Ciampi.

“credo che ci manchi parecchia cultura digitale, che non è saper usare il computer, ma, come modalità di lavoro, ragionare in Rete, raccogliere e dare, costruire insieme, riconoscere a ciascuno il proprio pezzo e ruolo, spesso mettersi in secondo piano in quanto individuo”.  Claudia Vago da uno scambio su Facebook.

Non ricordo chi me la scrisse quando, qualche hanno fa, espressi un po’ di rabbia per un qualcosa che credevo mi fosse stato rubato…

se hai un’idea bella qualcuno l’ha già avuta, se ne hai una meravigliosa su internet c’è già“.

Siate felici cari guru, se avete ispirato qualcuno, significa che un po’ guru ci siete davvero 🙂

P.S. Obietterete che le formiche, nelle foto, sono sole. Si, ma sono formiche.