Dall’azienda alla rendita, bilancio di un anno strano…

Diversi anni fa, quando mi appassionava la finanza italiana, leggevo un periodico, mi pare fosse un mensile che si chiamava Investire, non so se esista ancora e quale grado di affidabilità possa avere adesso. A quei tempi era l’unico che si tirava fuori dalla mischia delle correnti speculative e forniva utili consigli ai lettori. Ne dovrei avere qualche copia ancora in soffitta. Per intenderci erano i tempi in cui le massaie compravano Gente Money e dai barbieri Il Sole 24 Ore aveva preso il posto dei calendari con le donnine.

Mi ricordo di una rubrica che mi pare si chiamasse il “decalogo dell’investitore”, una serie di consigli tra i quali ricordo quello che più mi colpì “acquistare obbligazioni che offrono tassi di rendimento molto più alti di quelli medi di mercato è un po’ come far pratiche sodomitiche con un TIR” detto ciò ognuno era libero di diversificare il proprio portafoglio come preferiva.

Tempo dopo, un imprenditore mi insegnò che variare l’allocazione dei titoli di un portafoglio alla ricerca di tassi di rendimento più elevati era pratica che di per sé includeva una quota crescente di rischio proporzionalmente alla crescita del rendimento sperato. Salvo poi scoprire che questa regola per lui valeva solo per non investire…

crisi-opportunita

E’ strano infatti che, dopo qualche anno, il medesimo imprenditore abbia consegnato la sua azienda nelle mani di chi gli garantiva il raddoppio dell’utile, salvo poi non pagare la rendita pattuita e facendo grave danno di reputazione all’azienda stessa, per giunta riducendo la forza lavoro di un buon venti per cento. Adesso, altro gestore, altra giostra altro giro e sempre due particolarità: alto livello della rendita – anche se ridimensionata rispetto alla precedente – sproporzionata, in particolare con l’attuale livello di reputazione e come sempre, una riduzione ulteriore di personale di un altro venti per cento circa.

Quanto può resistere un sistema che punta, da una parte alla rendita, e dall’altra alla riduzione della forza lavoro per creare quel lasco che consenta di dare guadagno a chi gestisce? E con il quaranta per cento di forza lavoro in meno, senza alcun investimento o miglioramento dei processi produttivi, chi subirà per un prodotto molto meno efficiente offerto, tutto sommato, allo stesso prezzo?

Credo che buona parte della crisi, in particolare in Italia, dipenda da una classe imprenditoriale, si vessata dal fisco e dalla burocrazia, ma da sempre incapace di percorrere le strade dell’innovazione e della qualità. Prova ne è il fatto che coloro che lo hanno fatto sono adesso al timone di aziende che superano agevolmente i marosi della crisi.

Questi ragionamenti, sui quali adesso potrei testimoniare anch’io, sono gli stessi che Massimo Muchetti fece nel 2004 quando pubblicò Licenziare i Padroni. Un libro nel quale era facile comprendere che ” i padroni hanno usato i soldi del mercato per regolare i loro conti anziché investirli nella crescita. Nel paese che sogna il diritto al licenziamento senza giusta causa dei lavoratori, l’autore si chiede se lo stesso principio possa essere applicato agli azionisti, quando le giuste cause sono così frequenti”.

Si, molte aziende avrebbero avuto miglior sorte se avessero licenziato i loro padroni e, siccome non l’hanno fatto, il bilancio di quest’anno è che in sostanza gli ormai ex dipendenti andranno a prendersi quel rischio imprenditoriale che qualcuno ha sempre eluso. Ovviamente e come sempre, adesso siamo nella fase in cui tutti i lavoratori sono chiamati a condividere le perdite, ma non vi preoccupate, quando ci sarà da spartirsi gli utili torneranno e come se torneranno, più affamati di prima.

E adesso per farci gli auguri dovrei ricorrere alla famosa frase che nella lingua giapponese (o cinese?) la parola crisi è formata da due ideogrammi “rischio” e “opportunità”, ma come dico sempre crisi, in italiano, ha lo stesso numero di lettere della parola sfiga. Ma il bello è che, nel mio essere moderatamente insoddisfatto, sono un grande ottimista.

No Comments

Post a Comment