L’interpretazione del viaggio

Il viaggio non è per tutti, ormai me ne sono fatto una ragione. Viaggiare, nel senso di scoprire, di incontrare storie, persone e esperienze, non è la moda del momento ma una ricerca che parte da molto lontano.

Quando mi chiedono quali siano i travel blogger internazionali più influenti faccio sempre i nomi di Sthendal e Goethe con i quali si aprono anche tutte le ricerche relative alla storia del turismo: il primo “spostò” il confine sud del Grand Tour da Napoli alla Sicilia semplicemente scrivendo:

 per cogliere tutta l’essenza del Bel Paese è d’obbligo visitare la Sicilia con le sue meravigliose rovine greche;

il secondo scrisse “Italienische Reise” – una delle guide turistiche più a lungo copiate dagli editori di tutto il mondo – dal quale appresi che quella foto che scattai casualmente a Assisi, durante una gita parrocchiale alla quale mia nonna mi costrinse, era addirittura il Tempio di Minerva minuziosamente descritto dal giovane Wolfgang durante la sua veloce visita al paese di San Francesco. Quando Goethe racconta la piazza pare di essere a Assisi:

… sopra una spianata che ancora oggi si chiama “la piazza”. Anche questa è leggermente in pendio e vi si intrecciano quattro strade, che formano una croce di S.Andrea molto pronunciata: due dal basso in alto e due dall’alto in basso.

Quando Goethe lascia alle sue spalle le chiese di San Francesco per recarsi verso la città vecchia, senti la salita e quasi ti viene il fiatone.

Interpretare un viaggio non è facile, lo si capisce dai racconti delle persone al ritorno dalle vacanze e dai viaggi. Si mischiano poco, pretendono di sentirsi a casa propria. Parlano della camera dell’albergo e non delle persone che hanno conosciuto. Non bisognerebbe affrontare una vacanza come se fosse un soggiorno in una casa di cura. Credo che ci si debba mettere in gioco e prendere parte alla vita dei luoghi che si visitano cercando di lasciare poche tracce e portarsi via solo ricordi.

E’ proprio per questo che i viaggi devono diventare delle storie, perché è il loro percorso naturale: il vivere e il raccontare fanno parte del viaggio. Un viaggio è curiosità e scoperta. Grazie alla segnalazione di Paolo Ciampi su Ilibrisonoviaggi ho recuperato questo bell’articolo di Alessandro Baricco su LaRepubblica che parla di Erodoto, del viaggiatore pignolo e del rapporto tra storie e viaggi. Qua due frammenti:

 Aveva delle curiosità (ne aveva a palate) e indagava per cercare delle risposte. Era il prototipo del pignolo che non si accontenta delle spiegazioni del dépliant e alza la mano in continuazione chiedendo chiarimenti: che si trattasse delle maree del Nilo, delle guerre di conquista dei persiani o dei bizzarri costumi sessuali dei babilonesi, faceva poca differenza. Gli interessava tutto. Una sua frase, tra le tante, descrive bene il personaggio: « Volendolo sapere, domandai ».

Se, tuttavia, quel termine (Storie) è diventato il nome che dice la bellezza e il frutto del raccontare, questo lo dobbiamo anche a lui, il viaggiatore pignolo: la distanza che c’ è tra il verbale di un detective e il raccontare di un narratore iniziò a colmarla lui, trasformandosi da Sherlock Holmes a incantatore di serpenti. Perché se le sue curiosità erano maniacali e vagamente noiose, non lo era affatto il materiale che lui, assecondandole, accumulò.

Tutto l’articolo di Baricco lo trovate qua. Spero, con questo post, di avervi suggerito degli strumenti per interpretare al meglio il vostro prossimo viaggio.

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