Huffington: post a gratis

E dunque arriva l’Huffington Post anche in Italia. Lucia Annunziata ha subito fatto incavolare un sacco di blogger, mentre altrettanti e forse più sgomiteranno per arrivare alla soglia dei 600, quota alla quale è posta l’asticella della tranquillità della simpatica giornalista.

Secondo TagliaBlog “i siti alternativi ai grandi quotidiani on line” sono in grave crisi, tutti annaspano e non si capisce quale strategia abbia portato HuffPo a sbarcare in Italia. Dunque non c’è trippa per gatti.

Ma veniamo alla polemica. E’ certo che nell’intervista dell’Annunziata la frase riferita ai blogger non è stata delle più felici:

I blog non sono un prodotto giornalistico, sono commenti, opinioni su fatti in genere noti; ed è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati.

Faccio un semplice esempio con il quale dimostrare che quando l’Annunziata dice “su fatti in genere noti” potrebbe avere toppato. Nei giorni scorsi leggevo su Manifesto Capitalista di Zingales un interessante resoconto (tratto da Who Blows the Whistle on Corporate Fraud?) che elencava chi fossero, nel mondo della finanza statunitense, coloro che portano alla luce le truffe:

Chi dunque porta alla luce le truffe? Un singolare insieme di figure che hanno ruoli differenti all’interno delle organizzazioni. Nel 17% dei casi è un impiegato, che lo fa spesso con elevati costi personali. Per il 13% sono altri enti preposti alla regolamentazione non finanziaria, come la Federal Energy Regulation Commission e la Federal Aviation Commission. I media hanno messo a nudo un altro 13% delle frodi. Il resto era rappresentato dagli analisti (14%), da coloro che vendono allo scoperto (15%), dai concorrenti (5%), dagli avvocati (3%) e dagli azionisti (3%).

Se poi vogliamo considerare che nell’esiguo 13% i media hanno ricevuto qualche soffiata da dipendenti e altre persone coinvolte possiamo certo dire che sono i giornalisti che almeno nell’87% delle volte parlano o scrivono di fatti già noti. Quell’87% di persone, diverse dai media, secondo me sono tutti potenziali blogger.

Sulla trita e ritrita polemica dei blogger a gratis mi affido ad un bel post di Seth Godin dal titolo If you want to get paid for your freelance work che dovrebbe rappresentare una sorta di tesoretto per chi vuol ricavare reddito dal lavoro di blogger o freelance in generale:

…then access to tools is no longer sufficient. Everyone you compete with has access to a camera, a keyboard, a guitar. Just because you know how to use a piece of software or a device doesn’t mean that there isn’t an amateur who’s willing to do it for free, or an up and comer who’s willing to do it for less.

…then saying “how dare you” is no longer a useful way to cajole the bride away from asking her friend to take pictures at the wedding, or the local non-profit to have a supporter typeset the gala’s flyer or to keep a rock star from inviting volunteers on stage.

…then you ought to find and lead a tribe, build a base of people who want you, and only you, and are willing to pay for it.

…then you need to develop both skills and a reputation for those skills that make it clear to (enough) people that an amateur solution isn’t nearly good enough, because you’re that much better and worth that much more.

…then you should pick yourself and book yourself and publish yourself and stand up and do your work, and do it in a way for which there are no substitutes.

It’s true, if someone wants professional work, then he will need to hire professionals. But it’s also true that as amateurs are happy to do the work that professionals used to charge for, the best (and only) path to getting paid is to redefine the very nature of professional work.

Scarcity is a great thing for those that possess something that’s scarce. But when scarcity goes away, you’ll need more than that.

Buona fortuna all’Huffington Post e all’Annunziata l’invito a pagare chi se lo merita e non chi è iscritto alla casta, semplicemente perché è iscritto alla casta.