Lo spread del per favore

L’educazione è il pane dell’anima
Giuseppe Mazzini

Presi tra gli scostamenti del rendimento tra Bund e BTP siamo ormai tutti dei raffinati dicitori della parola “spread” che si pronuncia “sprèd“. Sarebbe molto interessante sapere qual è lo spread tra il costo di un filo di pane alla periferia di Parigi rispetto alla periferia di Roma. Oppure del caffé a Bonn rispetto a quello di Torino. E se invece vi chiedessi qual è lo spread tra un “per favore” italiano e uno francese, sapreste rispondermi? Lo sapevo, non ne siete in grado. Ecco la soluzione:

Dunque lo spread tra un “per favore” e un “sil vous plait” dovrebbe essere pari a 80 centesimi di euro*. Cosa significa tutto ciò? Che il barista francese preferisce guadagnare sul caffè e anche che un “per piacere” in Italia è raro quanto una tazzina di caffé e, se costa 4 volte di più che in Francia, il “per favore” da noi è molto più raro. Peccato perché, in tempo di crisi, risparmiare un euro con un “per piacere” è molto incentivante. Ovviamente trattasi di una discutibile e [ir]responsabile analisi.

*ammesso che le foto siano state scattate approssimativamente nello stesso periodo e le quotazioni del caffè al CBOT non siano variate eccessivamente tra uno scatto e l’altro.

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