Del rapporto tra l’offerta e la schiavitù e del consumo etico del turismo

Non è uno scherzo, proprio per niente! E non è un caso che l’ormai famosa “Offerta alberghiera del secolo” finisse con questa frase:

A chi si preoccupa come pagare il personale: non vi preoccupate, abbiamo scoperto una ditta di outsourcing che inizò la sua attività nel 1518, nel golfo della nuova Guinea, si chiamano negrieri, pare ci possano dare una mano a prezzi modici.

Spesso ho messo in rapporto le offerte troppo aggressive, le tariffe troppo basse, l’esternalizzazione esasperata del turismo con aspetti veramente scabrosi del settore… Sogno un rapporto diretto con il turista per spiegargli che sotto certe tariffe c’è qualcuno che lavora giorno e notte, gestioni familiari che diventano competitive solo dopo sacrifici di tempo e d’affetti… e che se proprio non te lo puoi permettere non andare in vacanza.

Giorni fa, precisando che il giornalista non avrebbe dovuto fare di tutta un’erba un fascio, segnalai questo articolo su La Repubblica di Firenze dove notai questa due frasi:

Così finisce che solo il personale della reception è interno, il resto viene da ditte esterne

Ma il presidente della sezione albergatori di Confindustria Firenze, Giovanni Guarnieri sostiene che la crisi ha fatto sì che «ormai il lavoro negli alberghi non sia mai costante né programmabile. E dunque gli albergatori sono costretti a appoggiarsi a ditte esterne». Aggiunge: «Io non so niente di contratto del turismo o meno. Ma credo che queste società esterne osservino la legge regionale». Dopodichè che gli alberghi scelgano lavoratori interinali o in appalto, «la cosa migliore è il liberismo per cui ognuno è libero di fare come reputa più opportuno».

Ci sono molti punti che meriterebbero approfondimenti, ma la cosa più importante da far notare è che l’esternalizzazione dei servizi alberghieri quali la ristorazione e la pulizia delle camere ha origini ben lontane e precedenti alla crisi. L’esternalizzazione serve a ridurre i costi e i rischi d’azienda almeno da una quindicina d’anni. Iniziarono le grandi catene alberghiere, adesso è l’unico modo per essere competitivi e quindi lo adottano anche i piccoli hotel indipendenti.

Oggi arrivano le notizie dall’Emilia Romagna e in questo articolo dell’Espresso il titolo è più chiaro: Le schiave della Romagna.

Guadagnano meno di mille euro al mese. Lavorano 14 ore al giorno, senza mai un turno di riposo. E pagano anche il pizzo ai mediatori che le portano in Italia. La verità sulle “stagionali” negli alberghi fra Rimini e Cervia.

e la frase che mi ha fatto capire che la chiusura dell’offerta alberghiera del secolo e lo stretto rapporto tra bassa tariffa e schiavitù non avevano nulla di comico e che forse sono la realtà è questa:

Secondo uno studio dell’Osservatorio nazionale sul turismo di Federconsumatori, l’Emilia Romagna è la regione con le camere più economiche in Italia. Degli oltre 4.500 alberghi la metà è concentrata sulla costa. Ospitalità e divertimento a basso prezzo, che hanno permesso alla Riviera di reggere anche alla crisi. Ma è una competitività che pesa anche sulle spalle di queste persone.

Non credo che un sistema basato su queste dinamiche possa avere un futuro brillante. Rivolgo un appello al turista al quale  voglio far notare che, quando è felice per aver colto l’offerta a 300 euro anziché 1000 o chiede l’ennesimo sconto, deve essere anche consapevole sulle dinamiche che portano al poter immettere sul mercato tali offerte. Il turista deve sentirsi un po’ complice delle situazioni sopra descritte? Forse si, in particolare anche quando con il 50% di sconto la vacanza pare troppo cara e si continua a cercare e chiedere riduzioni con richieste come queste o queste.

Low cost is the new slavery.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=JIoxAEH415E&w=450&h=253]