Due euro per un topino

Per chi non lo sapesse il cosiddetto “topino” è un piccolo bicchiere, una unità di misura ben precisa usata all’Isola d’Elba.

Non so se questo nome venga usato anche al di fuori del territorio elbano. Qua sull’isola si ritrova anche nelle ricette “un topino d’olio extra vergine d’oliva“.

Il topino deve però la sua notorietà come unità di misura di storiche “passatelle” – giochi da bar – e compagno d’avventura per “intorciati“, così si appellano i briachi all’Elba.

Un topino era un modo poco impegnativo, sia a livello economico che alcolico,  per non rifiutare un invito a bere, una piccola dose di vino della casa.

Adesso è tempo di prosecchi, spritz, calici di vini più o meno nobili, ma il fascino e la poesia del topino restano leggendari.

Ho notato con piacere che lo si ripresenta a bordo della nave della Toremar, un richiamo poetico all’Elba, ma il costo ha poco di poetico. Ricordarsi il topino a cento lire alla “Libertaria” e vederlo a due euro (circa 4 mila lire) mi riporta alla dura realtà.

Il topino a 2 euro è molto più preoccupante dello spread a 500, ve lo posso assicurare.

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