Dei blogger, degli euri e dell’Accademia della Crusca

L’altro giorno mi sono imbattuto in una locandina che recitava: “il concorso vedrà protagonisti dieci barmen“. Altre volte ho visto parlare di “molti bloggers“. Mi piacerebbe poter usare gli euri,  mi darebbero un senso di maggiore ricchezza rispetto agli euro.

Scusa un piccolo inciso: se sei qui perché pensavi che anche questo fosse un post inerente il tormentone dell’estate con annessa polemica relativa al “se pagare o meno i blogger”, passa pure altrove. 🙂

Torniamo al motivo del post. Qual è la forma corretta? Le parole straniere diventano plurali se usate in italiano? E, più importante, perché non si dice euri? Ecco cosa dice l’Accademia della Crusca.

Plurale dei forestierismi non adattati

Il dubbio riguarda il trattamento dei nomi stranieri che sono entrati nell’italiano senza adattamento morfologico, cioè mantenendo la loro forma originaria. Dobbiamo premettere che, nella maggior parte dei casi, queste parole sono entrate in forma scritta, spesso attraverso l’uso giornalistico e ciò ha determinato che la forma grafica sia risultata predominante su quella sonora. Le parole straniere di questo tipo, in generale, restano invariate e, specialmente per quelle ormai acquisite da tempo non si pone più il problema (bar, film, quiz, tram, ecc.). Possono invece riaprire la questione i neologismi e le voci di uso raro o fortemente specialistico, che possono ricorrere, soprattutto nella scrittura, con il morfema finale -s, marca del plurale in inglese, francese, spagnolo e portoghese: proprio la diffusione di questa modalità di formazione del plurale nelle lingue europee presenta però il rischio di poter essere intesa, nella coscienza comune, come la modalità tipica per ottenere un plurale straniero e quindi di essere applicata anche a parole provenienti da lingue che formano il plurale in modo diverso. Si tratta quindi di considerare, di volta in volta, se il forestierismo che intendiamo utilizzare sia acquisito stabilmente e da tempo nell’italiano e in questo caso possiamo lasciarlo invariato, o se invece sia un neologismo recente o un termine fortemente specialistico e allora è consigliabile utilizzare il plurale della lingua d’origine.

Capito? No, mi resta il dubbio… e quindi per gli euri? No, sugli euri non c’è dubbio si dice euro, ché con questa crisi è meglio non abituarsi ai plurali, potrebbero creare illusioni di benessere. Ecco la spiegazione tecnica.

Il plurale di euro

La questione della forma plurale del nome della nuova moneta europea non è lineare e, anzi, si distingue per alcune asimmetrie che emergono nel confronto tra l’italiano e le altre lingue europee. Una direttiva della Comunità europea del 26 ottobre 1998 ha stabilito infatti che solo per alcune lingue (inglese, italiano e tedesco) la parola resti ufficialmente invariabile al plurale, mentre per altre segua la morfologia specifica. Questo diverso trattamento è alla base delle molte perplessità e polemiche: senza dubbio l’invariabilità sarebbe stata più giustificata e certamente accettata meglio anche in Italia se avesse avuto come motivazione profonda l’uniformità con gli altri paesi europei, cosa che adesso esiste soltanto nella resa grafica sulle banconote e sulle monete (anche la pronuncia della parola è naturalmente differente nei vari paesi che hanno adottato l’euro). Il presidente dell’Accademia della Crusca, prof. Francesco Sabatini, si è pronunciato in proposito nel numero 23 della rivista La Crusca per voi e la motivazione più forte che ha portato in difesa dell’invariabilità della parola euro è stata che questa è “una parola dotata di una sua particolare fisionomia, portatrice di una semantica che quasi la isola nel contesto morfosintattico… la prima parola di una lingua europea non nazionale”. Certo, resta il nostro istinto di parlanti nativi che ci induce ad applicare le regole della morfologia naturale della nostra lingua e a flettere di conseguenza un nome maschile terminante in -o nella sua normale forma plurale in -i: personalmente sono convinta che l’uso parlato resterà vario e spero che nessuno si scandalizzerà di fronte a chi dirà euri.

Le spiegazioni sono a cura di Raffaella Setti, Redazione Consulenza Linguistica, Accademia della Crusca. www.accademiadellacrusca.it

Ecco, ora siamo tutti più tranquilli.

5 Comments
  • blog100days

    30 Giugno 2012 at 14:07 Rispondi

    A parte l’abbocco iniziale, voluto, direi che l’articolo mi ha fatto sorridere e mi ha reso serena. Io sono del partito dell’euro, anche perché euri oltre che ingannevole è pure bruttino!

    • _biro

      30 Giugno 2012 at 14:42 Rispondi

      Che bello infondere serenità. Si, il titolo m’è “apparso” in mente mentre scrivevo il post e, tutto sommato, una risata non ha mai fatto male a nessuno… grazie per il tuo sereno commento. 🙂

  • L’Accademia della Crusca è sempre ottima per risolvere piccoli dubbi grammaticali di ogni tipo. Però gli “Euri” erano così carini…

    • Biro

      10 Giugno 2013 at 15:10 Rispondi

      Cara Annarita, gli euri in giro sono così pochi che il solo immaginarli al plurale è un ossimoro.

  • […] periodicamente si riaffaccia. Navigo, spopolo, sbircio e cerco risposta nel vastissimo mondo dei blogger (si, pare si dica così!!!); un sottobosco di creatività, cazzeggio e serietà […]

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