All’Onestà Milano non è un ossimoro… o almeno non lo era

Sarà perché era sponsor di una squadra di basket, sarà perché nel biellese si correva il Rally della Lana, sarà perché per le vie di Milano era un’insegna che rassicurava, ecco perché sono andato a rivedermi la storia dell’Industria Manifatturiera Biellese. L’azienda, meglio conosciuta con l’insegna All’Onestà non era altro che una catena  di grandi magazzini popolari di abbigliamento, telerie, casalinghi e giocattoli a Milano e dintorni, tra Biella e Novara e in Liguria  a Sanremo e Ventimiglia e a Rimini.

In rete si trovano poche notizie relative all’azienda, Google restituisce solo risultati relativi al basket. Wikipedia ci aiuta facendoci sapere che

Fu Fondata alla fine degli anni ’40 da Valentino Milanaccio, un piccolo commerciante valsesiano trapiantato a Milano (diventato poi Commendatore e Cavaliere del Santissimo Sepolcro), visse lo spazio di 50 anni per poi scomparire all’inizio del 2000. Esempio di conduzione familiare, l’azienda ebbe negli anni sessanta il suo periodo di maggior fulgore, tanto da essere citata nel testo della nota canzone Barbera e champagne di Giorgio Gaber, in cui uno dei due protagonisti è “direttore all’Onestà”.

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Non so se dietro il fallimento occorso nel 2003 si cela qualche malefatta… ma Dopo la chiusura del 2003 – per i motivi sotto descritti dal liquidatore dell’azienda, restano intatte alcune caratteristiche per le quali l’azienda si distinse

 Interessanti e degne di segnalazione furono alcune campagne pubblicitarie di notevole modernità per l’epoca, una discreta attività ricreativo-culturale ed alcune attività caritative verso categorie di ammalati (soprattutto poliomielitici) ed emarginati senza fissa dimora. Da ricordare anche il rapporto tra la famiglia Milanaccio ed i numerosi dipendenti (oltre 300) per i quali fu creata una Villa Soggiorno a Sanremo e un grosso condominio ad uso gratuito in Milano a ridosso della nuova sede aziendale di via Procaccini, dopo gli anni iniziali in via Galileo Galilei.
L’azienda si distinse in quegli anni anche per aver dato vita, nello sport, alla seconda squadra di pallacanestro di Milano che, partendo dalla squadra dell’oratorio di San Gioachimo (nella zona della Stazione Centrale di Milano, nei pressi della sede originaria dell’azienda), passò in otto anni dalla Prima Divisione alla Serie A.

Poi tutto finì male

 Gli anni dell’inflazione ridimensionarono l’azienda e, dopo un periodo di declino, il mercato ne decretò la fine nel 2003 quando ormai la forza-lavoro era scesa a 47 dipendenti.

Ho cercato informazioni anche tra gli amici milanesi. Uno di loro ricorda così l’Onestà: “Mi ci portava mia mamma… Era l’alternativa nobile alla Standa… una specie di Zara d’altri tempi, con le dovute proporzioni, ovviamente”.

Oggi se digitate su Google “Fallimento all’Onestà Milano” dopo la Pallacanestro Varese, appare la biografia di Luigi Maria Verzé, ma questa è un’altra storia. All’Onestà Milano non è un ossimoro… o almeno non lo era.