This land is not your land

Nei giorni scorsi, su profilo facebook scrivevo: “In questo periodo, in cui si guarda al licenziare i dipendenti in libertà come unico rimedio alla crisi italiana, consiglio caldamente a tutti la lettura di questo libello – mi riferivo a “Licenziare i padroni?” – così, giusto per avere un’idea più chiara sulle capacità imprenditoriali di chi ha gestito le grandi aziende italiane negli ultimi anni“.

L’autore di quel libro è Massimo Mucchetti, lo stesso che oggi ha pubblicato la sua intervista a Marchionne sul Corriere della Sera e che, per capirsi, in passato è stato vittima di un tentativo di intrusione informatica da parte di uno o più cracker che, secondo l’accusa, sarebbero legati al Tiger Team di Telecom Italia (non quando era partecipata dallo Stato).

Una buona e una brutta notizia:

quella buona è che abbiamo un bravo giornalista italiano – tra le altre cose sul libro che vi dicevo scrisse riferendosi agli imprenditori italiani: “il bilancio è sconsolante. Tra il 1986 e il 2001, la Fiat, il primo gruppo industriale del paese, ha distrutto ricchezza per 27 mila miliardi di lire, la Montedison per 9 mila, Olivetti per 14 mila, Pirelli per 4 mila”. Nell’intervista dimostra anche la capacità di leggere i numeri in modo corretto e di saper porre domande tecnicamente raffinate;

quella cattiva è che Marchionne continua a definirsi italiano, e si arrabbia se non lo definiscono tale.

Forse sarebbe meglio che la smettesse: inserisce l’ospitalità meridionale italiana nello spot Panda come stereotipo italiano negativo, affida ad una non italiana scosciata che si fa versare tra le tette la schiuma del cappuccino la commercializzazione della 500 negli Stati Uniti, chiede 10 milioni (gliene accordano solo 5) a un giornalista perché ha osato comparare una sua vettura a altre più efficaci e paga le tasse in Svizzera. Tutto sommato un comportamento da conquistadores che, alla fine, ha anche il coraggio di sentenziare che “di troppa storia si muore”.

Caro Marchionne, io sono italiano e per come la penso, se io sono italiano, tu non lo sei o almeno non abbiamo lo stesso concetto di appartenenza a una terra.

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