L’Italietta che naufraga

Siamo tutti colpiti dai racconti dei superstiti e siamo tutti ancora in ansia per i dispersi che forse sono ancora a bordo della nave Costa Concordia. Purtroppo, dentro e intorno a questa vicenda sta venendo fuori tutta la mediocrità italiana anche se la Costa, non fatevi fregare, d’italiano ha solo il nome e qualche comandante. La società è controllata dalla Carnival Corporation che si è subito adoperata, all’indomani della sciagura, di comunicare ai suoi azionisti l’impatto che tale disavventura avrebbe arrecato al bilancio: circa 0,11 dollari per azione.

La comunicazione è servita a dare tranquillità agli azionisti e al mercato che aveva penalizzato il titolo con un crollo del 23%.  Tramite operatori specializzati giungono comunicati tranquillizzanti: le visite a Noi crociere, all’indomani del naufragio, sono aumentate del 16%.

Ma passiamo ai fatti dell’italietta che naufraga anche quando lo spread non c’entra niente, forse.

Fatto italiaco numero uno: ieri sera la Rai con una puntata di Porta a Porta e con uno special di Chi l’ha visto ha intrattenuto il popolo con due trasmissioni in contemporanea. Per non farci mancar niente la trasmissione di Bruno Vespa intervistava un finanziere a bordo di un natante immagino della GDF e la Sciarelli faceva navigare con piglio da vero comandante, lei si, una pilotina della Polizia di Stato per l’intera durata della trasmissione intorno al relitto della Concordia. Che poi ‘sta nave si sta pure muovendo. Mi chiedo chi ha pagato il carburante della pilotina quando in alcune stazioni di polizia italiane non c’è gasolio a sufficienza neanche per fare le pattuglie?

Fatto italico numero due: in un altro post accennavo all’amore e al rispetto che i dipendenti più umili riservano spesso alle aziende, sempre maggiore a chi la dirige e la possiede. Ebbene Costa Crociere scarica il comandante perché sostiene di non essere a conoscenza del tradizionale inchino. Non so perché ma intimamente ho pensato: ma è possibile che si facciano questi inchini e 1000 dipendenti a bordo non ne parlino in modo che qualche manager dell’azienda ne venga a conoscenza e ponga provvedimenti? Infatti leggo oggi questo articolo su Quotiano.net dove si parla di un post sul blog di Costa Crociere dove si leggeva (ho scritto leggeva perché il post è sparito):  “‘La Costa Concordia, che per la stagione estiva sta effettuando la crociera ‘Profumi di Mediterraneo’, il 30 agosto 2010 prima dell’arrivo a Napoli previsto intorno alle 13.00, ha omaggiato con il suo saluto e con la sua breve sosta nella rada della Corricella, l’isola di Procida, tutto ciò grazie al Comandante Francesco Schettino, di Meta di Sorrento.” Dunque Costa Crociere sapeva eccome! Mentre manager e comandanti scappano e cancellano post, tutti i dipendenti si danno da fare per salvare i passeggeri e tutti gli ex imbarcati Costa difendono l’azienda sui social network.

Fatto italico numero tre:  in un primo momento si pensa bene del comportamento sui social network da parte di Costa Crociere e se ne fa quasi una case history di successo. Poi quel post sparito (e poi fatto riapparire) di cui avete letto al punto due di questa lista fa diventare l’uso dei social network da parte di Costa quasi truffaldino oltre a essere un comportamento che sancisce una volta per tutte la correità, o almeno il non silenzio assenso, dell’azienda nel tragico evento.

Fatto italico numero quattro: Gianni Scerni è il presidente del RINA, cioè la società che ha certificato sistemi e procedure di sicurezza della “Costa Concordia” (fonte Secolo XIX), a Scerni viene qualche dubbio sul fatto che la società non fosse a conoscenza della pratica dell’ “inchino” e lo dice pure. Come avete visto al punto tre di questa lista, pare la Costa sapesse dell’inchino a Procida, almeno sul blog lo scrisse e poi lo ha tolto. Ma non finisce qua. Subito il Gruppo RINA si dissocia dal suo presidente con una nota dove spiega che il gruppo non condivide la dichiarazione dello Scerni. L’indomani il presidente rassegna le sue dimissioni. Chi dice la verità se ne deve andare…

Fatto italico numero cinque: dove era il comandante Schettino durante il casino? Secondo la tesi uno in plancia, secondo la tesi due per aria in quanto l’urto della nave lo stava catapultando in aria (casualmente la traiettoria lo fece atterrare precisamente su una lancia di salvataggio), per la tesi tre era al ristorante che attendeva un drink assieme a una donna, per la tesi quattro era a cena con due donne, per la tesi cinque era davanti alla vetrata abbracciato a due donne una bionda e una nera, per la tesi sei stava fuggendo con un computer sotto braccio, per la tesi sette stava parlando con De Falco (quel del salga a bordo cazzo per intenderci), per la tesi otto stava sorseggiando un caffé in un bar di Giglio porto, per la tesi nove dormiva l’hotel Bahama.

Dice bene Gramellini quando chiude il suo pezzo intitolato “La prevalenza dello Schettino“: “Mi guardo attorno, e un po’ anche allo specchio, e ogni tanto lo vedo. Parafrasando Giorgio Gaber, non mi preoccupa lo Schettino in sé, mi preoccupa lo Schettino in me“.

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  • Elettrix

    19 Gennaio 2012 at 10:37 Rispondi

    Se le cose stanno davvero così, qui c’è da fare una grossa luce sui fatti e non sulle supposizioni. Speriamo che la verità, ma quella vera, venga fuori… io lo spero vivamente ma ci credo poco 🙁

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