La concordia per l’azienda

Si, è successo, la Costa Concordia è naufragata. Il magnifico mondo delle crociere mostra il suo lato debole? Debole fino a un certo punto. Se facciamo una semplice riflessione, una nave quasi affondata con oltre 4000 mila persone a bordo che subisce cinque morti (per adesso si parla ancora di una ventina di dispersi) è una tragedia, ma poteva essere un disastro di proporzioni bibliche.

Volevo però riflettere su un particolare che ho avuto modo di notare: in molti blog, sulla pagina Facebook della Compagnia (hanno avuto tempo di cambiare le foto del profilo in queste ore drammatiche?!), sui vari social network è forte lo spirito di appartenenza di coloro che hanno lavorato “a bordo” non solo di coloro che hanno prestato la loro opera in Costa, ma tutti coloro che sono stati almeno una volta su una nave da crociera. Tutti difendono l’equipaggio – ho letto una giusta riflessione: “se sei in un porto, con la coperta, e ti hanno portato a riva con le scialuppe, non puoi dire che nessuno ti ha salvato” – e forse è giusto così.

Qualche anno fa, chiamato ad aprire una pagina Facebook di un’azienda su un famoso social network, mi posi il problema di come avrei potuto gestire eventuali momenti di crisi con ex dipendenti con i quali il rapporto di lavoro non si era chiuso nel migliore dei modi, avevo timore di subire le frustrazioni di alcuni che magari neanche conoscevo. Nulla di tutto ciò, erano gli ex dipendenti, anche quelli che avevano chiuso i rapporti non proprio bene a difendere l’azienda se attaccata ingiustamente.

E’ quello che sta succedendo in queste ore, tutti coloro che sono stati a lavorare a bordo tendono a garantire circa la bontà di quella esperienza. Si c’è chi racconta di stipendi pagati in ritardo, di corsi d’emergenza gestiti con sufficienza, di alloggi del personale angusti, quasi delle trappole. Ma sono una piccola minoranza, la maggioranza si adopera per una difesa a oltranza che delle volte può apparire anche eccessiva rispetto a quella che parrebbe la realtà anche alla luce della dissociazione di Costa che dovrebbe spiegare anche questa lettera tra sindaci e comandanti.

Ci sono delle spiegazioni scientifiche a questi comportamenti e forse la sindrome di Stoccolma non calza proprio a pennello in questo caso. Mi immagino però che qualche volta si è prigionieri del lavoro che si fa. Perché piace, perché appassiona, perché ci fa vivere o perché non abbiamo altro da poter fare per star meglio.

Tutta questa affezione, o meglio benevolenza, di chi ha lavorato, lavora e lavorerà se la meritano le aziende? Quelle aziende che delocalizzano la produzione, che cercano a oltranza manodopera a basso costo (la Costa Concordia ne era piena zeppa di lavoratori a basso costo), aziende che chiudono senza esitazione perché l’orizzonte del mercato cambia e allora si mandano a casa paesi e cittadine intere di lavoratori?

Anche in questo caso tutti quelli che difendono il cosiddetto crew fanno bene. Perché la colpa non è del crew in generale, la colpa è di chi comanda la nave e la espone a questi rischi, insomma di colui che l’amministra, si potrebbe in questo caso dire che il comandante è una sorta di amministratore delegato. Allora se amministri 3000 passeggeri e 1000 lavoratori perché passi così vicino all’Isola del Giglio? Te lo ha detto la compagnia di passare così vicino? (guarda il video del Corriere della Sera) Ecco che la Compagnia, se era consenziente, e il comandante, che ha manovrato incautamente, amano la Costa Concordia meno del suo equipaggio. Strano perché le persone sono persone e immagino anche che sia costosa questa imbarcazione! Ci sono anche autorevoli professionisti che elogiano la compagnia che sui social media ha dato, senza dubbio aggiungo io ma solo in un primo momento, ottima dimostrazione di presenza e coraggio.

Questa volta preferivo una social media strategy meno precisa e un comandante più attento. E poi penso al significato della parola concordia… e a quale senso abbia far apparire sul video del cordoglio della compagnia la frase:  “The unautorised reproduction , modification or distribution of any part of this video is stricltly forbidden“.

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