Tre Nobel al Rione Sanità per il tampone sospeso

Che storia quella del tampone sospeso al rione Sanità. Quando si dice il nome. Dai, non è un caso se una delle poche cose intelligenti accadute in questa generale debacle sanitaria accada proprio lì. A parte lo scherzo della parola. Il tampone sospeso ha in sé tre significati.

Il primo è relativo alla medicina. Pensavo a Enry Ford quando sosteneva “C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti.” Il fatto che un quartiere si mobiliti per rendere disponibile a più persone possibili un esame medico, al momento assai raro, è un po’ come rendere un farmaco più facilmente disponibile, così come avere una maggiore contezza dell’evolversi del contagio non è cosa da poco. Dimostrare una soluzione semplice a un problema così complesso è roba da Nobel.

Il secondo è relativo all’economia. In questo periodo nel quale i fondi comuni azionari aumentano la raccolta e i depositi bancari arrivano a livelli record, sempre più italiani varcano la soglia della povertà. Leggo: “Da martedì 17 novembre, all’interno della basilica di San Severo fuori le mura, partirà una campagna di covid-screening: sarà offerta la possibilità a persone appartenenti a fasce sociali meno abbienti di potersi sottoporre all’esame al costo sociale di 18 euro. Una spesa che verrà abbattuta, grazie a chi vorrà supportare il progetto, donando tamponi a chi non può sostenerne il costo”. Capperi in questi frangenti dove è evidente che la redistribuzione sin qua immaginata non funziona e dove gli aiuti che cadono a pioggia bagnano tutti meno coloro che stanno messi sotto i ponti, questa cosa è una soluzione semplice a un problema complesso. Quindi merita un secondo premio Nobel.

Il terzo premio Nobel che vorrei fosse assegnato al rione Sanità è quello per la pace. Sì perché nonostante il bel gesto ci sarà da mettersi l’anima in pace. Continueranno a esistere i no mask, i no vax, e i coviddi non ce n’è e per loro non c’è tampone che tenga.

Photo by Mufid Majnun on Unsplash

2 Comments
  • Francesco Di Puccio

    18 Novembre 2020 at 21:58 Rispondi

    E l’Oscar alla sceneggiatura no?

    • Irresponsabile

      19 Novembre 2020 at 7:34 Rispondi

      Perché no?

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