A me mi garbano le donne!

Mi avventuro in un territorio pericoloso assai, da un po’ di tempo sono sollecitato nello stare attento sugli aspetti del rapporto tra generi in qualsiasi cosa si faccia. Non me ne ero colpevolmente mai fatto carico fin quando nello scorrere della vita ho avuto il piacere di conoscere donne che, in diverse maniere, mi hanno insegnato a tener di conto di alcuni equilibri, spesso in maniera talebana, tanto da farmi sentire in colpa financo nell’apprezzare la bellezza femminile – alla quale peraltro sono sensibile fin da tenera età; una per esempio mi dava abbastanza spesso del misogino, non so se scherzando o meno; altre facendomi notare più delicatamente alcune diseconomie (termine economico perché da studi seri pare che le aziende al femminile producano e rendano di più) e disequilibri tra presenze maschili e quelle femminili in varie occasioni.

Ho sempre sopportato malamente le quote rosa, ho sempre preferito i meriti e le qualità acquisite o dimostrate, non mi sono fatto mai carico di controllare gli equilibri tra generi. Fortuna vuole che chi siede sopra di me nell’azienda nella quale lavoro è donna consigliata in maggioranza da donne, così come gran parte delle mie collaboratrici, ma giuro di non aver mai guardato il sesso prima di scegliere di assumere o di farmi assumere da qualcuno.

Complice la vicinanza con alcune prime linee del movimento #boycottmanels che spulcia convegni e eventi dove, stupidamente, si rinuncia al supporto e al pensiero delle donne, ho iniziato a scandagliare tutto quello che mi accade osservandolo matematicamente.

Queste pressioni e la mia passione per i numeri questa mattina – mentre fuori piove – ho deciso di leggere il mio settimanale preferito: cartaceo, progressista quel tanto che serve per essere il mio preferito, diretto da un uomo che stimo per la sua lucidità nell’analisi politica, spesso attento alla situazione femminile. Ed ho fatto una cosa brutta, ma brutta parecchio.  Ho contato maschi e femmine coinvolti nella pubblicazione del settimanale: giornalisti, scrittori, fotografi, titolari di rubriche fisse ed ho raccolto questa statistica.

Premessa: da quando il settimale è uscito con una veste nuova ho raccolto tutti i numeri, sono 35 e nella rubrica fissa che si intitola “La parola” la prima scelta è stata “femminicidio”. Ricordo di averla subitamente condivisa su Instagram.

Metodologia: sfogliato l’ultimo numero del settimanale per conteggiare le persone coinvolte suddivise per sesso. Scelta la rubrica fissa che preferisco gestita da una donna e contato, negli ultimi 35 numeri quante volte ha ospitato lettere di uomini e di donne.

Sull’ultimo numero insistono tra giornalisti, scrittori, fotografi e collaboratori 12 donne e 22 uomini (una donna ha firmato questa settimana un articolo e una rubrica). Tra coloro che gestiscono appuntamenti fissi le donne sono 3 e gli uomini sono 7, se vogliamo precisare gli uomini sono 6 bianchi e 1 nero.

Tra le rubriche fisse che preferisco ce n’è una gestita da una donna che apprezzo molto, così tanto che le risposte che scrive ai lettori ospitati, quasi sempre, sono in linea con il mio pensiero, quando non lo sono state ho avuto modo di riconoscere che il suo punto di vista era sicuramente meglio del mio. Ebbene in questa rubrica gestita da una donna sono stati ospitati in 35 settimane 6 donne e 38 uomini. In due puntate della rubrica ci sono state due occasioni nelle quali le lettere ospitate erano più di una: la prima volta sono stati ospitati 4 uomini e 2 donne, la seconda 4 uomini e nessuna donna.

Che dite cambio settimanale? Mi aspetto che questa nota venga analizzata dimostrando che questa cosa la poteva scrivere solo un maschilista, che non ho capito se è meglio o peggio del misogino con il quale la mia amica in varie occasioni mi ha salutato. E se metti le mani avanti, e se non le metti, e se pensi e non pensi, insomma fate un po’ come vi pare.

Photo by Quino Al on Unsplash

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