Sullo storytelling

Le prime sparute apparizioni dell’anglicismo storytelling, in testi italiani risalgono all’inizio degli anni Settanta. Proprio nel 1971, in un numero della rivista «Studi americani», si legge: «la televisione, la radio, il cinema stanno sostituendo, a poco a poco, la più antica e diffusa forma di divertimento: l’arte dello storytelling».

Affabulazione, in effetti sarebbe la parola giusta per rendere al meglio storytelling. O anche la variante fabulazione (dal francese fabulation): la parola usata da Henry Bergson per definire la tendenza dell’uomo a creare miti e raffigurazioni fantastiche come antidoto alla paura della morte.

Affabulazione viene dal latino fabulare, che voleva dire «parlare». Ma – appunto – quello è anche l’etimo di favola, di fiaba e di fola «bugia, fandonia».

Peccato che, in tutto questo, nessuno (o quasi) si preoccupi più di verificare se quelle favole abbiano in sé qualcosa di vero.

Tratto dal libro di Giuseppe Antonelli, Volgare Eloquenza, Tempi nuovi, Editori Laterza.

Il sottotitolo è invitante: come le parole hanno paralizzato la politica. Vi consiglio di leggerlo.

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