Digitalizzazione e burocrazia sanitaria

Sono quasi dieci anni che con regolarità frequento un reparto d’eccellenza di un noto ospedale italiano e lo faccio con estrema soddisfazione. Medici giovani e capaci, infermieri bravi e gentili. Lì le infermiere dei prelievi sono così brave che trovano le mie vene finissime al primo colpo mentre altrove, quasi regolarmente, mi procurano lividi che neanche un boxer.

Ma non è dell’aspetto medico che voglio parlare, bensì della burocrazia che governa questo ambiente.

Ti rechi alla visita di controllo, devi prendere il biglietto per iniziare a fare la fila, poi devi fare la fila per registrare le ricette del medico di famiglia, poi devi fare la fila per pagare il ticket per la digitalizzazione (a proposito lo sapete che, almeno in Toscana, si deve pagare massimo tre volte l’anno?) e poi metterti in fila per i prelievi, poi incontri il medico per la visita di controllo, poi devi tornare all’accettazione per fissare la visita di controllo successiva. Ti arrivano a casa i risultati e gli esami con la lista delle prossime analisi, devi andare dal medico di famiglia a farti fare le ricette e poi riprende il tour burocratico da capo, come se non fosse che sono quasi dieci anni che mi chiedi le stesse cose.

Per vedere un medico e fare un prelievo incroci: due volte la signora dell’accettazione, una volta il ragazzo (credo volontario) che ti lascia il modello privacy da compilare (ne avranno almeno una decina dei miei), una volta il ragazzo (credo volontario anche questo) che ti aiuta alla macchinetta per il pagamento del ticket perché funziona strano e non è mai nonnino friendly, una volta la ragazza (credo volontaria) che regola il traffico ai prelievi tra coloro che seguono il numerino e quelli che hanno la precedenza (e chi ha la precedenza, sallo, in questo caso non è il più fortunato), una volta l’infermiera del prelievo (quella brava di cui sopra), una volta l’infermiera che regola il flusso alla visita di controllo e poi, finalmente, il medico. Tra l’altro un percorso macchinoso che servono almeno due, tre anni per prenderci confidenza.

Che bello se il medico, alla fine della visita di controllo, potesse fissare la visita successiva, scrivere quel che serve una volta sola. Le ricette perché deve farle il medico di famiglia dopo che un reparto specialistico che mi segue da quasi dieci anni e conosce tutta la mia situazione, ha già deciso cosa dovrò fare, tra l’altro se la regione di residenza è la stessa del reparto specialistico al quale mi rivolgo?

Che poi in quel reparto funziona tutto alla grande, l’efficienza è strepitosa e la qualità tra le migliori, credo, in Europa e nel mondo. Ma perché in Italia non riusciamo a semplificare mai i processi, a ottimizzare i tempi, ad usare l’informatica per snellire le procedure.

Continuiamo a vedere sempre più computer negli uffici, sempre più macchinette sputa moduli, pistole che leggono codici a barre come se non ci fosse un domani e tutto diventa sempre più macchinoso e lento.

Mi pare un po’ come la storia del codice fiscale e del quanto guadagno!

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