lavare i piatti non è formazione

Mentre noi lavavamo i piatti…

Dunque una serie di “bamboccioni”, “scansafatiche”, studenti sono scesi in piazza per protestare contro l’alternanza scuola lavoro che, in alcuni casi – forse troppi, non svolge assolutamente i programmi che la regolano. Tanti i vaneggiamenti circa l’utilità dello svolgere mansioni da gavetta – di chiara ispirazione post naja – di coloro che contestavano il brillante cartello della ragazza che vedete sotto. In soccorso ai facinorosi bamboccioni, riprendo un interessante articolo di Chiara Organtini su L’Espresso scritto qualche mese prima delle proteste degli studenti: L’alternanza scuola lavoro è un mezzo flop: tra studenti parcheggiati e prof lasciati soli.

In alcuni passi dell’articolo si comprende che qualcosa non ha funzionato,e se qualcosa non funziona, è giusto che gli interessati protestino, anche più di quel che hanno dimostrato. Si parla del loro futuro ed è giusto che se ne preoccupino.

La cosa più triste è che nessuno o quasi – i commenti sui social si sono sprecati – ha difeso la scelta di questi giovani (più o meno pilotati). Tutti hanno confuso il lavoro retribuito di chi è alle prime armi con la formazione.

Sì, andare a lavare i piatti a Londra per imparare la lingua, mantenersi e iniziare a prendere coscienza del mondo del lavoro è fare la gavetta e quindi, in quel contesto, fare un po’ di sacrificio ci può anche stare. Ma se studi ed hai sottoscritto un percorso formativo con un’azienda quello devi fare. Tutto non funziona bene… Vorrei capire per quale motivo sono attive aziende “molto aggressive” che forniscono consulenze e soldi agli istituti e che smerciano quantità indefinite di forza lavoro in molte località di vacanza. E vorrei sapere anche perché le più attive sono basate in Svizzera.

E poi tutti a blaterare contro i giovani, come non fosse vero che si lavano piatti, tonnellate di fotocopie e amene attività più o meno faticose più che per incapacità di spiegare il lavoro che per sfruttare il lavoro.

alternanza scuola lavoro

Vorrei anche rammentare a tutti quelli che ritengono giusto che lavare i piatti a gratis sia giusto, naturale e normale semplicemente perché loro lo hanno fatto non è scientificamente corretto, tantomeno ne è dubbia la qualità formativa. Far lavare i piatti a gratis ad un ragazzo non serve a fargli capire quanto vale il lavoro del lavapiatti, serve a comprendere che c’è un modo per far lavare i piatti a qualcuno senza pagarlo.

Nella più fortunata ipotesi convengo che il lavare i piatti contro retribuzione in giro per l’Europa abbia consentito a generazioni di italiani di conoscere il mondo, una lingua, iniziare ad entrare nel mondo del lavoro, fare esperienza all’estero. Ma mentre generazioni di italiani se ne andavano a giro per l’Europa a lavare i piatti, la Germania creava una classe dirigente che a livello politico ci svernicia, così come fanno gli inglesi nel mondo della finanza. Sì è vero partivano avvantaggiati, e adesso c’è qualche illuminato che pensa che per recuperare lo svantaggio si debbano lavare i piatti?

Insegnamo ai giovani a dirigere aziende, a riappropriarsi della passione politica, a gestire la loro vita in modo soddisfacente e adeguato. Oltre a spiegargli che i lavapiatti debbono essere regolarmente retribuiti.

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