Del più e del meno su robot, lavoro, fisco e innovazione

Oggi non è stata una bella giornata! Per me andare al centro commerciale è una sofferenza ma è l’unico posto dove in 15 minuti ti puoi concedere un taglio tattico con 20 euro. Potrei comprare le macchinetta ma non mi piace, è più gradevole la lavata di capo e la ragazza è anche molto simpatica. Già che c’ero mi sono comprato un paio di scarpe. Sono riuscito nella settimana dello sconto selvaggio a scegliere l’unico modello che non era scontato. Ho sempre pensato che quelli che di mestiere vendono, sono dei pessimi compratori.

Alla cassa del negozio di scarpe la signora che mi ha assistito nell’acquisto mi ha anche chiesto se volevo un altro paio di scarpe e se avevo bisogno di calze “oltre a quelle belle rosse che sfoggia“. Gentile, attenta, anche molto orientata alla vendita (come le commesse dell’Autogrill che se prendi solo il caffè ti fanno sentire un po’ strambo). Però si capiva che la signora aveva voglia di parlare d’altro. All’improvviso mi chiede “Ma secondo lei era o no il caso di aprire un altro centro commerciale? Mi scusi ma stiamo facendo un’indagine“. Onestamente non ho dato una gran risposta, a quanto ho capito c’è qualche dubbio sulla sopravvivenza di alcune attività all’indomani di una nuova grande apertura. Ho semplicemente sostenuto che c’è sempre da avere a che fare con la concorrenza e che fino a che la concorrenza è tra umani una speranza di salvarsi c’è. Il problema è quando la concorrenza è tra umani e macchine, e per l’ennesima volta mi sono ritrovato a parlare e segnalare il libro di Riccardo Staglianò.

Insomma, ci sono grandi preoccupazioni in giro, che il mondo del lavoro stia adeguandosi a un mercato sempre più povero è una questione abbastanza lampante, la crisi fa diminuire i salari, si abbassano i consumi e il sistema capitalistico pare far grande fatica nel redistribuire. Si accettano soluzioni di lavoro sempre meno remunerative e di conseguenza si consumano prodotti a basso costo. Una relazione abbastanza pericolosa.

Nel libro di Staglianò si arriva alla conclusione che saranno le macchine a produrre e la tassazione su di esse consentirà la distribuzione di una specie di reddito di cittadinanza che consentirà alle persone di consumare quel che i robot produrranno. (Forse l’ho fatta troppo semplice e l’autore mi odierà).

Capitalismo, innovazione, redistribuzione, sono i tavoli ai quali siamo chiamati a confrontarci in un prossimo futuro. Una crisi occupazionale che prima riguardava i colletti blu e adesso arriva anche a quelli bianchi, complici macchine e algoritmi. Il capitalismo, per reggersi deve trovare il modo di redistribuire con tasse, sgravi, facilitazioni. L’innovazione è irrinunciabile per restare al passo con la concorrenza e le macchine possono aiutarci in questo. Appare anche ineludibile la necessità di tutelare le classi meno avvantaggiate permettendo loro di poter prendere parte nei contesti della sanità, istruzione dei servizi alla persona in genere. Una chiave potrebbe essere la lettura delle due mappe che indico sotto e che mettono in evidenza una più alta propensione alla fiscalità laddove si innova e si impiantano start-up.

Proseguendo in questo post del più e del meno, e con un po’ di paura ma non troppa nei confronti dell’innovazione tecnologica, mi ritrovo a confrontare le due mappe che trovate sotto. Una misura il tasso di innovazione e la distribuzione delle start up sul territorio nazionale, l’altra un po’ meno recente mostra il territorio italiano colorandolo a seconda della propensione a pagare le tasse. Insomma pare proprio che ci sia un’evasione inferiore dove si innova di più. Nel nostro piccolo, in Maremma per intenderci, non siamo messi bene in nessuna delle due mappe, ma è una mia personalissima impressione.

Forse è per quello che negli occhi della gentile signora che ha notato il rosso dei miei calzini ho scorto una forte preoccupazione? Non sono uno scienziato ma le due mappe e lo stato d’animo messi insieme non fanno un bel quadretto. La Maremma che sempre più sta guardando a turismo e agricoltura, due settori di grande competizione mondiale, deve procedere con vigore sulla strada della costante innovazione dei processi e l’apertura mentale dei decisori, requisiti minimi per partecipare con possibilità di successo negli scenari economici dei prossimi anni. Bisogna mettersi a testa bassa a lavorare e investire in questo senso, tutti insieme con determinazione, ché i colori di queste mappe meritano una revisione, efficace e a breve termine. Lo so, è la solita storia dell’Italia a due velocità, ma è una scusa che non funziona più! Buona domenica.

La mappa dell’evasione in Italia (fonte: Agenzia delle Entrate)

mappa_evasione_fiscale

La mappa dell’innovazione in Italia (fonte: Rapporto Cerved Pmi 2016)

mappa_innovazione

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