I Papers de noantri

Che buffa questa storia dei Panama Papers, tutti stupiti perché c’è gente più prossima di quel che sembra che si distingue nella ormai nazional popolare pratica dell’occultare somme più o meno ingenti oltre confine, in paradisi fiscali in conti più o meno off-shore.

Eppure lo sappiamo tutti che il panettiere che non fa lo scontrino, il fabbro che non fa la fattura, il ristoratore che non fa la ricevuta fiscale sono potenzialmente tra coloro che potrebbero prendere il volo e andare là dove la Finanza non arriva. E non vi ricordate il periodo che eri un manager di livello se avevi il “fuoribusta”? Nessuno di noi ha qualche conoscente che portava i soldi a San Marino, o che si recava spesso a Montecarlo o in Svizzera? Chiedetevi perché!

Non voglio arrivare al tutti colpevoli, tutti salvi ma è anche vero che mai come in questo caso varrebbe il “chi non è colpevole scagli la prima pietra”. E’ per questo che tutti lo fanno, almeno quelli che se lo possono permettere, prendono e nel migliore dei casi se ne vanno in Svizzera… magari son quelli che più criticano l’imposizione fiscale che, al posto loro, paga qualcun’altro. Quelli che più criticano uno Stato del quale si definiscono vittime ma sono loro gli assassini.

Quel maledetto “buon padre di famiglia” scritto sul codice civile è diventato “il tengo famiglia” con il quale si finisce per sopportare tutto fino a far diventare un modus operandi quello che spesso è un semplice reggere il sacco ai più disonesti.

Confidavo nei giovani, in quelli più intelligenti, in quelli ricchi di soldi ma anche di cultura, che avrebbero – lo credevo, sbagliando – potuto cambiare il modo di ragionare in Italia e forse salvare il mondo dalle diseguaglianze, e invece tutti noi, più o meno vicino abbiamo o siamo un Papers de noantri.

Me li immagino quelli con i soldi all’estero, che da lontano sorridono giocondi prendendoci un po’ tutti per il culo.

 

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