matteo renzi

Caro Matteo, noi ci abbiamo sempre creduto…

Che non simpatizzo per Renzi lo si sa. Oggi però, fino ad un certo punto, il discorso del premier a Pietrarsa mi aveva impressionato positivamente:

  • turismo troppo parlato e quel poco fatto, fatto male;
  • frasi trite e ritrite (bellina la fugace battuta sul petrolio);
  • infrastrutture e cartellonistica (per quest’ultima chissà contento il mio amico Emilio Casalini)
  • mai usato il termine viaggiatore e sempre parlato di turisti (qui ha rasentato la lode, pareva avesse letto Officina)
  • ottima quella su pochi aeroporti che funzionino bene.

Sul riferimento a Dubai si è perso un po’. Gli arabi, caro Matteo, raccontano poco ma fanno arrivare aeroplani grossi grossi e sistemano i turisti in grattacieli, isole finte costruite di sana pianta… io son per l’industria turistica ma loro non sono un bell’esempio, quantomeno poco coerenti con i trenini e le case cantoniere caldeggiate dal tuo ministro.

Quando però rivolge il solito appello – multisettoriale – del parlar bene dell’Italia anche gli addetti ai lavori del turismo (che bene o male portano 50 milioni di persone sulla penisola), forse per stanchezza, non deve aver avuto ben presente di cosa stava parlando.

Per prima cosa fraintende il ruolo del direttore commerciale che, la pratica insegna, non solo deve proporre sul mercato il miglior prodotto possibile ma anche lamentarsi con zelo se non ha il meglio tra le mani, sollecitando i processi produttivi dell’azienda (in questo caso vedi lo Stato) per far si di metterlo per prodotto, tempistica e logistica nel migliore dei modi possibile sul mercato. Ma questa non è la parte più grave.

Cosa pensare quando invita a smettere di parlar male dell’Italia a privati imprenditori che da decenni vanno – assai orgogliosi della loro italianità – nel mondo a promuoverla, loro sì l’Italia, proponendola al meglio. Lo fecero anche quando la Der Spiegel pubblicava la pistola mafiosa sugli spaghetti, mentre la stazione di Bologna saltava per aria, mentre dovevano spiegare ai turisti che l’uccisione di Nicolas Green – proprio sulla Salerno Reggio Calabria – era una triste fatalità, così come la strage dei Georgofili, Falcone, Borsellino. Abbiamo venduto l’Italia quando a causa della Lira ballerina i TO internazionali ci imponevano contratti in valute estere forti, sottoponendo le aziende a impressionanti fluttuazione monetarie. Quando dovevamo regalare buoni benzina perché i tedeschi non si capacitavano sul quanto costassero autostrade e benzina – succede anche adesso – sarà anche per questo che non arrivano ancora al sud. Siamo stati fieri dell’Italia anche l’altro giorno quando non siamo riusciti a far arrivare a Matera due israeliani che la volevano raggiungere dalla Maremma ma avrebbero voluto farlo in 48 ore (non bastavano). Siamo fieri dell’Italia anche quando dal nord, per vedere i Bronzi di Riace cari a Franceschini, una volta arrivati a Salerno – con un Frecciarossa – non bastano altre tre ore, quasi quattro di treno. Siamo rimasti orgogliosi quando ci hanno preso per il culo a seguito dei dubbi espressi circa l’utilità di Verybello e quando ci fecero sapere che il TDLab sarebbe finito in un cassetto, salvo ritirarlo fuori a Pietrarsa perché altrimenti, oggi, non sarebbe potuto accadere niente. E’ proprio per la nostra fierezza che continueremo a lamentarci di ciò che non funziona con l’orgoglio della nostra italianità.

Noi, caro Matteo, ci abbiamo sempre creduto altrimenti quest’Italia non saremmo mai riusciti a venderla, venderla nel senso di commercializzarla. Siamo felici che da oggi anche tu sia tra noi fieri del prodotto che vendiamo. Benvenuto!

Tags:
1 Comment

Post a Comment

*