Se AirBnB scrive al destination manager

Lo so, avevo promesso di non parlare più di destination marketing dopo che, ad una mia esternazione su Facebook, seguirono commenti di profilo talmente basso da essere inaccettabili perfino nelle bettole dei pirati raccontate da Robert Louis Stevenson o da Björn Larsson e forse anche nei peggiori bar di Caracas.

Il concetto che avevo espresso era relativo alla tassa di soggiorno o di sbarco che dir si voglia. Spiegavo che spesso l’utilizzo della tassa di soggiorno rappresenta un severo banco di prova per le amministrazioni con tutte le categorie del turismo, con i destination manager e le associazioni di categoria a tirare la giacchetta dell’assessore che con difficoltà spesso difende le scelte più o meno strategiche. Tutti con la pretesa di avere il progetto giusto pronto per essere finanziato dalla suddetta tassa.

Sostenni allora che le uniche persone con cui sarebbe stato importante condividere le scelte di investimento di detta tassa erano coloro che la tassa la pagavano: i turisti.

Apriti cielo spalancati terra… guai toccare i danari, in particolare guai a toccarli a chi è poco avvezzo all’arte del render conto, misurare, controllare.

Ho provato spesso a spiegare ai vari interlocutori politici quanto sarebbe bello, grazie a spazi pubblicitari sui social network, sui giornali, sulle televisioni, comunicare a coloro che hanno pagato la tassa di soggiorno che grazie a loro i bambini della città hanno uno scuolabus nuovo, che gli uffici postali avranno tutti la rampa per i disabili, che il lungomare avrà una nuova illuminazione e le aiuole saranno sempre belle grazie all’assunzione di due giovani giardinieri.

Che poi lo storytelling del #lavorobenfatto verrebbe da solo senza bisogno di tanti destination manager (che da oggi mi vorranno sempre più bene), assessori al turismo e social media cosi (anche loro mi adorano lo so).

Perché sono tornato a scriverne nonostante i paroloni offensivi che sono volati? Perché questa volta, coloro che hanno pagato la tassa di soggiorno (AirBnb) hanno chiesto alla città che li ospita (San Francisco) di migliorare alcuni servizi. C’era da aspettarselo ed è anche giusto.

airbnb_sanfrancisco

Per esempio è possibile che sulla tratta ferroviaria Firenze > Pisa, due delle città più visitate al mondo dagli stranieri (che pagano in entrambe la tassa di soggiorno) i controllori non parlino almeno l’inglese? E’ possibile che ai turisti che pagano fior di quattrini non sia data la giusta informazione circa l’obliterazione dei biglietti salvo poi minacciarli d’arresto – in slang maccheronico – se non consegnano i loro documenti al personale di bordo? E’ possibile che in città dove si paga la tassa di soggiorno al pronto soccorso non si parli l’inglese? Non ci sia un ufficio informazioni aperto per gran parte della giornata in particolare nei week end?

Ecco, smettiamola di fare promozione, valorizziamo le destinazioni e spieghiamo ai turisti cosa facciamo con le tasse che gli facciamo pagare. E adesso datemi pure del cialtrone.

3 Comments
  • stefano

    22 ottobre 2015 at 18:51 Rispondi

    No, io sono pienamente d’accordo con te. Anzi, da cliente trovo offensivo che i soldi della tassa di soggiorno vadano per gli scuolabus. DEVONO andare per tutti quei servizi che migliorano prima di tutto la qualità della vita dei turisti, e non dei residenti, altrimenti la tassa è solo un altro furto legalizzato

    • Biro

      22 ottobre 2015 at 19:06 Rispondi

      Caro Stefano, grazie per il tuo commento. Ci sono però da fare delle precisazioni. La tassa di soggiorno non è una tassa di scopo, fu infatti riconosciuta ai comuni come parziale recupero dei soldi che lo Stato prelevava – se non ricordo male – dalle tasse sugli immobili. Quindi la tassa dovrebbe in parte coprire dei servizi. E’ certo che una destinazione dove tutto funziona e dove tutti i servizi dedicati al cittadino funzionano è di per sé una destinazione appetibile, una destinazione dove sarebbe bello vivere per sempre. Quindi l’importante è che tutto funzioni nel migliore dei modi, basta questo per essere una destinazione ospitale. Continua a commentare e a leggere, grazie.

  • Francesco Biacca

    23 ottobre 2015 at 9:07 Rispondi

    condivido il ragionamento in pieno.
    Non so negli altri paesi, ma nel nostro è evidentemente un doppio problema: programmazione e comunicazione.
    Io turista, o io imprenditore, accetterei ben volentieri la tassa di soggiorno se, a monte, mi venisse spiegato per quale specifico intervento (a breve, medio e lungo termine) serve quest’incasso.

    Di comunicazione, perchè come giustamente scrivi, non si capisce bene cosa ci facciano … magari servono pure eh, ma chissà come e dove 🙂

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