Di Twitter di Frazer e del “mi manda Picone”

E sono tre! Sono tre gli eventi che su Twitter mi hanno fatto riflettere sulla magia risolutiva del social più temuto dalle aziende. Per tre volte, la prima con una compagnia telefonica, la seconda con un istituto bancario e la terza con un’azienda di servizi internet.

La compagnia telefonica che, dal 25 al 31 dicembre, non è in grado di sbloccarti una funzione impostata per default sull’ultimo infernale telefono “natalizio” risolve la questione a cavallo dell’anno tra un brindisi e uno spettacolo pirotecnico; l’istituto bancario che da oltre un mese non era in grado di sbloccare un conto che non avrebbe più dovuto essere pignorato – si è saputo dopo che l’impiegato addetto al settore legale era in ferie e bloccava l’operatività molto delicata – per magia dopo il tweet “state perdendo un cliente” risolve tutto in quattro balletti; e l’azienda che da quattro giorni non risponde al tuo ticket per la fatturazione elettronica? Garantisce l’assistenza telefonica che ti dice di aprire un ticket e così via. Che ci vuole? Ho seguito il consiglio d’un amico: «scrivigli due righe su twitter». Ecco fatto “perché non rispondete ai ticket per la fatturazione alla PA? Governo vi riconosce commissione sui ritardi? Attendo risposta”, dopo una ventina di minuti è arrivata la mail che ha risolto tutti i problemi.

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Ecco, Twitter ormai ha sostituito il classico funzionario, impiegato che non faceva altro che mettere in cima alla pila delle cartelline la tua pratica, è diventato il cruccio delle aziende che, sotto la spada di Damocle dei follower – i nostri Picone -, non fanno altro che palesare la loro italianità, si esalta anche nelle grandi aziende la flemma che per secoli ha distinto il settore pubblico italiano.

Dunque se sei su Twitter ti servono per primo perché sei in vetrina, sei un influencer e anche se non lo sei una tua frase in 140 caratteri, che mette alle corde la banca spocchiosa, potrebbe essere rimbalzata da influencer e grancasse che non aspettano altro.

E’ strano, o forse no, che in rete si critichino molto di più aziende efficienti con scarsa capacità social,  piuttosto che aziende pessime con bravi social cosi.

E’ proprio cercando ragionamenti in merito a questo comportamento che spesso mi sono chiesto se l’efficienza delle aziende sui social è data dal fatto di credere in questo mezzo di comunicazione oppure semplicemente subirlo come gestione di un rischio imminente.

Ad esempio preferite le brioches di Banderas oppure i bigné con la crema chantilly del mio pasticciere di fiducia che sta su Facebook con un profilo personale ad uso aziendale? Fate voi, io non ho dubbi!

Dunque twittare alle aziende è il moderno “mi manda Picone“, fortunatamente è superato l’aspetto tangentizio, ma è fortemente presente l’arte di arrangiarsi – secondo Doroty Louisse Zinn ne La raccomandazione: clientelismo vecchio e nuovo – “sia in Picone che nella raccomandazione, l’elemento del nome assume la qualità di un dono, e in definitiva sembra possedere alcuni attributi della magia contagiosa di Frazer: il potere magico che si riteneva si trasmettesse attraverso il contatto e la vicinanza. Gli stessi eufemismi usati al posto di raccomandazione rivelano questo principio di contiguità: si hanno «contatti» o «agganci» utili che possono procurare una «spinta», una «zeppa» o un «calcio nel sedere», e dunque si suppone che l’essere toccati da questo potere rappresentato attraverso la raccomandazione, rafforzi la propria causa.

Doroty Louisse Zinn riprende anche una nota di de Certeau:

Qui l’ordine viene ingannato con artificio. Nelle istituzioni da servire si insinuano così modalità di scambio sociale, trovate tecniche, resistenza morale, cioè un’economia del «dono» (atti di generosità in cambio dei quali ci si aspetta qualcosa), un’estetica degli «stratagemmi» (operazioni da artisti) e un’etica della tenacia (infiniti modi di rifiutarsi di riconoscere all’ordine costituito la condizione di una legge, di un significato o di una fatalità).

Dunque Twitter servirebbe come corsia preferenziale, come scorciatoia, come il cliente ammanigliato che si reca, senza attendere, nell’ufficio del direttore della banca. Insomma Twitter è come la raccomandazione, scardina i criteri meritocratici (credevo che internet fosse proprio il contrario) come «chi arriva primo» o «il numero segna code».  Quando tutti saranno sui social e i social saranno veramente social, forse non funzioneranno più o forse non c’è differenza, siamo sempre stati furbetti anche fuori da Twitter abbiamo sempre avuto un Picone da giocarci al momento opportuno.

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