Turismo: riflessioni molto superficiali tra numeri, indici e sensazioni

Una volta l’Enit, tra i molti manifesti dedicati alle città d’arte, non disdegnava di dedicarsi alle spiagge, alle destinazioni di mare, anche quelle molto “commerciali”. Poi ci siamo distratti e la cultura ha prevalso. Si, cosa ci vuole a promuovere la cultura in Italia? pesaro_enitUn senso c’era, se infatti diamo un’occhiata alla tabella che segue si può notare che il gap segnalato in 14 miliardi di fatturato tra l’Italia e la Spagna del turismo dal Sole 24 Ore sta, a mio parere, in due dati fondamentali: il divario di 5 punti percentuali del contributo del leisure al totale del comparto e la spesa degli stranieri.

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Fonte: World Travel and Tourist Council – Dati Elaborati da Raffaello Zanini 

In un contesto tutto italiano (dagli indici nazionali a quelli dei piccoli comuni) nel quale è sempre maggiore il numero di arrivi e sempre in calo il numero di presenze non sarebbe male potenziare gli investimenti favorendo i servizi, i trasporti e le attività nelle destinazioni di mare e sulle coste. Soggiorni lunghi in opposizione alle indigestioni di turisti mordi e fuggi delle varie capitali culturali italiane. Si lo so che è un’analisi molto superficiale quella che sto facendo. E’ vero, dimentico storia, cultura, arte, cibo, enogastronomia (la mia fissa) e tante altre cose che ci garantiscono una tenuta meno brutta del nostro brand. Brand chi? Se il brand fosse così importante, spiegatemi perché la Spagna che è la nazione più competitiva al mondo nella top 10 del Brand Index di Future Brand non compare mai, né nella classifica generale, né in quella esclusivamente dedicata al turismo?

brand-competitività

Country brand index per settori

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