Non è il lavoro che rende liberi, è l’invidia che rende schiavi.. e anche gli 80 euro!

La felicità non viene dal possedere un gran numero di cose,
ma deriva dall’orgoglio del lavoro che si fa;
La povertà si può vincere con un sistema costruttivo
ed è di fondamentale importanza combattere
l’ingiustizia anche a costo della propria vita“.
Gandhi

Sudankevin carter

Kevin Carter – Sudan

Il Sole 24 Ore di domenica è pericoloso, ormai è il solo giornale che compro. Un po’ perché la domenica c’è tempo per leggere, un po’ per staccare dai social, ma anche perché il solo “Domenicale” vale il prezzo del giornale.

Oggi si apprende che il mondo è meno diseguale ma non l’Italia. Scopro, ma un po’ me lo immaginavo – anche se durante le renziadi qualcuno sostiene che va tutto meglio-, che abbiamo un numero di esclusi (28,8) un bel po’ sopra la media Ue (20,2) e Ocse (17,2). Scopro anche che ha ragione Antonio Pezzano quando dice che il turismo non è così diretto nel portare ricchezza nelle destinazioni: Croazia astro nascente del turismo in Europa ci supera nella percentuale di esclusi (34,9), cosa che fa anche la Spagna – quello dello spread turistico da 14 miliardi di euro – dove gli esclusi sono il 34,2. Ma non fermiamoci ai dati del 2013…

La terza società è il microcosmo degli “outsider” e degli “esclusi”, in Italia era il 28,8% nel 2013 salito al 29,7 nel 2014. Questa fetta di popolazione pari a 9 milioni di esclusi si divide in 3,2 milioni di occupati in nero, 2,9 milioni di inattivi disponibili a lavorare ma senza un impiego irregolare o dignitoso (dignitoso lo aggiungo perché in questa intervista di Ricolfi il passaggio “composta di persone disponibili e interessate a un lavoro regolare – non illegale o in nero – che tuttavia non hanno accesso a questo tipo di lavoro” significa che qua vanno ricompresi quelli che rinunciano a lavori poco remunerativi, non in linea con i loro meriti o con le loro aspettative) e 2,8 milioni di disoccupati “veri” (tra virgolette perché spesso sono disoccupati strategici, quelli per esempio che impostano la loro economia, spesso turistica, in sei mesi di lavoro e sei mesi di indennità di disoccupazione – che poi nel turismo in particolare sono il vero freno alla destagionalizzazione di alcune destinazioni).

La crescita degli esclusi in Italia è regolare dal 2007 in poi (s’è fermata solo nel 2010-2011) ma poi è ripartita con vigore; se ce ne fosse bisogno è bene chiarire che tra nord e sud c’è una bella differenza se nel resto d’Italia la terza società oscilla tra il 18,1 del nord est e il 24,8 del centro, nel mezzogiorno si arriva al 46,7%.

ByMROLGIMAIbh0f.jpg-large

Se il giornale di Confindustria cerca di ammorbidire la pillola, avessero i padroni del vapore qualche motivo d’apprensione, gli unici che online hanno commentato i risultati del primo rapporto di Fondazione Hume-Sole24Ore sono quelli, neanche a dirlo, di ilSudOnline che lo definiscono un rapporto choc evidenziando questo virgolettato: “Stando agli ultimi rapporti Ocse (2011) – si legge nel rapporto della Fondazione David Hume – la diseguaglianza dei redditi in Italia è superiore alla media dei Paesi avanzati, e ha avuto un andamento peculiare,diverso da quello d i Paesi ancor più disuguali del nostro,come Usa e Regno Unito, dove la disparità dei redditi è sempre cresciuta a partire dagli anni ’70”.

Nel passato far parte della seconda società, quella dei piccoli imprenditori, il territorio dei liberi professionisti e delle partite iva, era esaltante e forse la classe più ambita. Adesso invece, la seconda società, pare lo scivolo per arrivare narcotizzati – a botte di f24 – alla terza società dove c’è da scegliere se rifiutare lavori inaccettabili in regola o lavori inaccettabili in nero.

Assistiamo, in particolare sui social, a fenomeni strani, a volte buffi e quasi sempre irrazionali i cui effetti potrebbero essere mitigati dall’analisi dei numeri: Come quando i rappresentanti della parte bassa della seconda società, sfanculano coloro che possono ancora far parte della terza società per non aver accettato lavori a basso reddito, a basso valore aggiunto e a basso potere di impreziosire il curriculum. La “partita iva” con vent’anni d’esperienza che prende per il culo il ragazzo che non va a lavorare in Expo perché si alzerebbe alle 4 e andrebbe a letto alle 23 e, pagato affitto e mezzi, gli resterebbero a mala pena i soldi per mangiare un panino…;  la gente che ha paura del “peso” degli immigrati. Ma per favore… passano di qua per andare altrove, perché dovrebbero restare in un paese dove statisticamente, nella maggior parte dei casi, farebbero la parte degli esclusi? Come se non lo fossero già abbastanza.

Si nota anche dallo studio Hume – Sole 24 Ore che quando si sta peggio anche i ricchi piangono, ma stare peggio quando si è nella terza società non è possibile, se sei l’ultimo scalino, resti l’ultimo scalino. Il problema è che quando si sta meglio il divario tra ricchi e poveri aumenta. La questione per la prima società è decidere se essere ricchi più o meno e per la terza società il bivio è tra lo scegliere di essere poveri sfruttati o pressoché schiavi e l’essere poveri. Ecco perché abbiamo dato 80 euro alla prima società, così la aiutiamo a essere più ricca e rientrare prima del debito contratto con le banche per lo scooter o la palestra, se li avessimo dati alla terza società sempre esclusi sarebbero stati e forse ci avrebbero comprato il pane (l’acquisto del pane è di solito transazione che si svolge senza bonifici e transazioni nei paradisi fiscali, vuoi mettere lo scarso appeal?).

Anche Ricolfi, sempre molto lucido, oggi si è arrotolato su sé stesso nel suo “La leggenda delle diseguaglianze crescenti”, ma alla fine, ha dimostrato che quando si sta peggio, chi sta malissimo più di lì non va e i ricchi perdono un po’ e son lì più vicini, anni luce distanti ma più vicini, è per questo che nel dubbio gli daremo altri 80 euro al mese anche nel 2016.

Come ha scritto ieri Claudia Vago in molti casi non bisognerebbe inneggiare al #coraggiodi (ché delle volte il coraggio è anche incoscienza) bensì alla #responsabilitàdi che forse non ci consentirebbe di creare situazioni ormai insostenibili come quella che abbiamo letto oggi.

No Comments

Post a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.