La Maremma e Grosseto visti da fuori… ovvero di autostrade e biciclette.

Nei giorni scorsi ho letto i commenti al post della mia amica Silvia che era passata da Grosseto per un convegno dedicato al turismo, lei è ligure, grande viaggiatrice, albergatrice con un trascorso nella cultura – si, mangiava e anche bene, con la cultura – che l’ha portata nei teatri di mezzo mondo, in particolare a Parigi. E’ bastato il suo post per scaldare gli animi di chi reputava Grosseto una città povera a livello culturale e con uno stile “dimesso”. Per fortuna altri grossetani sono entrati in azione elencando quanto a Grosseto ci sarebbe se solo si guardasse la nostra città con più attenzione. Io stesso che vado spesso a Ravenna, dove ci sono molte biciclette, non ritenevo Grosseto abbastanza ricca di biciclette, ma a pensarci bene…

Proprio a Ravenna, in occasione di Ravenna Future Lessons, ho conosciuto Emilio Casalini, giornalista che collabora con Report e che ha pubblicato da pochissimo il libro “Fondata sulla bellezza” Come far rinascere l’Italia a partire dalla sua vera ricchezza. Che ci incastra Casalini con la Maremma? Ve lo spiego subito. Anzi, preferisco farvelo spiegare da lui. Gli rubo il primo paragrafo del quarto capitolo, quello che inizia con la data e un luogo della Maremma, una argomentazione lineare, semplice e netta sulla questione dell’Autostrada Tirrenica si o no. Ho paura che Emilio si arrabbierà di questo furto e quindi per farmi parzialmente perdonare vi invito a acquistare la versione ebook qua (Costa 4,84 euro) fatelo!

La Marema vista da Serena Puosi

La Maremma vista da Serena Puosi

Capalbio, 25 aprile 2012

Marzia abbraccia con lo sguardo le colline verdi che accarezzano la Maremma. “E’ una terra bellissima che abbiamo difeso con le unghie e con i denti per preservarla dal cemento. Ce l’abbiamo fatta, e oggi questo angolo d’Italia è conosciuto in tutto il mondo per la sua bellezza incontaminata. Adesso ci stanno costruendo un’autostrada. Non è una cosa da pazzi? Non è folle intaccare il futuro che questo microcosmo di turismo sostenibile garantisce ai toscani? Ecco l’Italia di oggi: follia che distrugge il futuro di tanti per l’interesse di pochi.

Marzia sta parlando dell’autostrada Tirrenica, il tracciato mai completato della A12 che doveva unire Genova e Roma. Il vecchio tracciato dell’Aurelia non è sufficiente a smaltire il traffico moderno, e gli incroci a raso rappresentano un pericolo mortale ben conosciuto da chiunque sia venuto in vacanza da queste parti.

Per risolvere il problema, nel 1999 viene presentato dall’ANAS un progetto che prevede la creazione di una strada a 4 corsie. Costa: 800 milioni di euro rispetto agli oltre 3 miliardi dell’autostrada. Sono tutti d’accordo: il governo, le pubbliche amministrazioni e i cittadini, ambientalisti inclusi, perché la strada diventa finalmente sicura, il traffico si alleggerisce e il territorio è ben collegato.

Ci sono i soldi, e per una volta sembra che in Italia si riesca a fare una cosa bene, con un buon compromesso tra sicurezza e ambiente.

Purtroppo tutto svanisce in un lampo e nasce l’idea, approvata e in corso di realizzazione, di creare sul tracciato dell’Aurelia un’autostrada vera e propria, inglobando anche il tratto di superstrada già costruito (e pagato con soldi pubblici) e rendendolo a pedaggio. L’autostrada è un tunnel d’asfalto che conduce i turisti a 130 chilometri all’ora, mentre la Maremma è terra di lentezza e bellezza che ha scelto, come vocazione primaria, l’agriturismo. Un quinto delle strutture presenti in tutto il Paese è qui, 4 mila punti di accoglienza  ormai riconosciuti in tutto il mondo, quasi la metà gestito da donne. Un record.

La connotazione della Maremma è di essere il primo distretto rurale d’Europa e di avere queste bellezze naturali che sono rimaste uniche in Italia“,  spiega Marzia. ” La Maremma non ha altre importanti fonti di reddito, oltre alla bellezza del paesaggio, al mare, alle colline, ai paesini medievali, alla bontà dei cibi, ai prodotti DOC e DOP. Senza un adeguato e corretto accesso al territorio, l’economia rurale crolla“.

C’è anche un documento di Emilio che andò in onda sulla RAI (in qualche momento funziona male) e che potete trovare qua.

Certo che basterebbe riflettere un po’, guardare meglio intorno a noi, qualche volta camminare all’indietro, per accorgerci che quello che abbiamo non è poco e, se vogliamo che cresca, dobbiamo rivalutarlo, per prima cosa, nella nostra testa.

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