Turista o viaggiatore, questo è il dilemma

Il racconto di un esperimento molto poco scientifico, scherzoso ma non troppo.

Questa mattina ho fatto una domanda sul mio profilo Facebook: qual è la differenza tra viaggiatore e turista? Un sacco di risposte, grazie per la partecipazione.

Quella domanda è una sorta di pietra miliare per chi si occupa di ospitalità o turismo che dir si voglia, seconda solo alla celeberrima “quando inizia un viaggio?” No, non era una domanda buttata lì per provocare o per caso, era il passo conclusivo di un esperimento che ho svolto, insieme all’ospite di turno di Maremmans Tribù Ospitale, un format che i Maremmans hanno inventato per scambiare ospitalità con conoscenza.

Sabato scorso, con l’ospite dei Maremmans – questa volta era Rodolfo Baggio – ci siamo recati a Pitigliano, la famosa città del tufo. I Maremmans, come sempre, hanno dato la possibilità all’ospite di vivere in mezzo a loro il territorio ma, sabato mattina, ci siamo impegnati a fare i classici turisti.

pitigliano_maremma_toscana

Visita al paese, passeggiata con la guida Raffaella (Maremmans pure lei), visita al negozio di souvenir dove abbiamo acquistato un mini cinghialino con setole originali, poi alla boutique maremmana dove ci siamo concessi un cappello e un panciotto. Abbiamo contribuito al PIL del luogo con ben 144,00 euro. Poi ci siamo accomodati per il pranzo degustazione che “a nostra insaputa” (si fa per dire, eravamo in territorio Maremmans) ci è stata offerta dai gestori che, tra una fetta di salumi di cinta e una di formaggio più o meno stagionato, tra sorsi di birra e dolci con castagne ammorbidite nel mosto, ci hanno raccontato come si sceglie un capicollo (da altre parti si chiama lonziono o coppa). Poco prima eravamo passati a far visita alla libreria di Stampa Alternativa, il covo di Marcello Baraghini che per intenderci è quello che inventò i libri a Mille Lire. Mille Lire – spiega la Garzantina nel 1993 – deriva il nome dal prezzo di vendita dei tascabili con cui Marcello Baraghini ha rivoluzionato il mercato editoriale. Con lui abbiamo parlato di copyright e di rete e il discorso possiamo riassumerlo nella sua riflessione finale: più ti chiudi e ti proteggi più sei vulnerabile.

stampa_alternativa

Il discorso s’è fatto così interessante che sia l’ospite che l’editore hanno deciso di approfondire nel pomeriggio. Grazie alla sapiente guida Maremmans siamo giunti in località Elmo dove Marcello abita in modo molto coerente con le sue narrazioni di vita e d’esperienze, con una tenda mongola che campeggia nel giardino, un’orto che lui racconta con fierezza, pare che la terra riportata dal bosco abbia dato, a quel rettangolo coltivato, poteri sovrannaturali viste le dimensioni dei pomodori e la vigoria con la quale l’editore li racconta: “che non sono come quelli siliconati che si vedono in giro“.

baraghini_e_i_pomodori

Che dire, se il mattino siamo stati i classici turisti nel pomeriggio non v’è dubbio, siamo stati viaggiatori, ci siamo immersi nei racconti di questo lembo di Maremma che Marcello, come spiega Wikipedia, ha scelto come territorio di latitanza. Marcello ci racconta tutte le sue lotte editoriali, le sue idee di condivisione, le comuni, i figli dei fiori, i gatti Soffio e Molly, la Pivano, la Merini, il Comandante partigiano Tigre, la sua nascita nelle campagne del cesenate e la guerra vissuta da piccolo, sotto un albero, a cavallo della linea gotica. La differenza tra una traduzione di Calvino e una di Bianciardi, le avanguardie e mille progetti editoriali che si accavallano nella sua testa che ragiona veloce come quella di un bimbo divertito che ti mostra la confezione dei Settebelli, del pacchetto di sigarette che conteneva una selezione dei Millelire e che è finito al Moma. E quel saluto che ci siamo scambiati con la promessa di un progetto editoriale minimo, condiviso, libero e semplice che forse potrebbe anche nascere e da riprendere presto, sotto la tenda mongola. Ce ne siamo andati dopo due giri di caffè, e qualche frutto a chilometro zero e una serenità invidiabile. Ci siamo salutati sicuri di ritrovarci. Spesa euri zero!

Ma torniamo al nostro esperimento. Qual è la differenza tra viaggiatore e turista? Forse che il primo si immerge e vive con i locali, si fonde con loro e ne respira, per un attimo più o meno lungo, l’essenza? Il turista quindi può diventare un viaggiatore? Turista e viaggiatore sono la stessa persona e sono solo i locali che possono trasformarlo nell’uno e nell’altro? E’ certo però che, forse sbaglio, ma solo il primo, il cosiddetto turista, può garantire alla nostra industria dell’ospitalità e al suo indotto di sostenersi. Se veramente il viaggiatore è quello che vive con i locali scambiando esperienze e non valori strettamente economici, com’è possibile aspirare a ospitare viaggiatori e non turisti? Come potrebbe l’industria dall’ospitalità sostenersi su scambi e rapporti così belli, ma così limitati nel loro valore economico? E chi l’ha deciso che turista o turistico debbano per forza essere termini dispregiativi. Ecco, forse l’errore è proprio questo, quello di aver chiamato, un menù con poca scelta e basso prezzo “menù turistico” chissà perché non fu chiamato “menù del viaggiatore”?

P.S. caro Marcello, non escludo che anche in questo post insistano 128 errori, proprio come nel celeberrimo depliant turistico che raccontavi, perdonami!

Mi scuso con Marcello e i Maremmans per averli “usati a loro insaputa” in questo esperimento che mi è piaciuto molto. Io e il prof. contiamo di farci perdonare con questo saluto.

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