Lo zero insegnato ai commercianti

E’ sempre più frequente l’omissione dello zero negli scontrini fiscali, ve ne siete accorti? La spesa del ventiduenne al banco di abbigliamento è passata dall’effettivo di 208 Euro ai 28 euro dello scontrino. La piantina grassa da 10 euro sullo scontrino passa a 1 euro.

Quella più bella è stata la recente orchidea da 18 euro che è diventata uno scontrino da 0,18 euro, lo zero non è stato omesso, è stato messo nella sequenza che lo rende meno influente possibile e che deprime al massimo il valore 18.

A questo punto mi faccio qualche domanda:

– se si tratta di errore, perché sempre a sfavore del fisco?
– perché manca sempre lo zero e non un altro numero?
–  la prossima volta mi faranno uno scontrino con la radice quadrata o con i numeri irrazionali?

Ho guardato bene anche qualche tastiera dei registratori di cassa, non c’è neanche la possibilità che ci si possa confondere tra il tasto “zero” e quello che lancia la stampa dello scontrino.

definizione_zeroL’unica spiegazione che mi sono dato sta nel fatto che, forse, i commercianti hanno letto solo la prima parte della definizione di zero. Si sono fermati alla “quantità nulla” e siccome hanno sempre poco tempo, perché perderlo nel registrare una partita nulla?

No, i commercianti la definizione la conoscono bene, togliere (o spostare) quello zero significa togliere decine, centinaia, migliaia. Insomma sei tranquillo, fai lo scontrino, il cliente ignaro esce e sostanzialmente frodi tra il 90 e il 99% al fisco.

Lo sai che c’è caro commerciante? C’è che tra l’essere stronzo al 99% e l’essere stronzo al 100% non  è che ci sia una sostanziale differenza.

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