La Maremma è una terra fondata sul tortello

Al ragù o al burro e salvia, ripieni di ricotta e bietola (ché poi la versione moderna li vuole con gli spinaci, ché i palati si son fatti più delicati) non esiste altro modo di fare i tortelli maremmani. E mi raccomando che abbia lo scalino alto o marciapiede, cioè quella zona di pasta che tutt’intorno fa da guarnizione al ripieno. Lo scalino, o marciapiede – ricordo che mia mamma e mia nonna lo ottenevano schiacciando con la forchetta quel plus di pasta – che cotto al punto giusto, regala una sensazione unica con quelle scanalature che trattengono il sugo.

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Milena, tortello burro e savia

E’ per rinnovare questo inno alla goduria che, con una cinquantina di Maremmans, ci siamo ritrovati da Milena a Macchiascandona, il ristorante è nel comune di Castiglione della Pescaia ma raggiungibile comodamente anche da Grosseto in soli 10 minuti d’auto, guidando piano.

Una serata molto intensa, quella con i Maremmans, che si è aperta con la narrazione di Giancarlo Capecchi, decano dell’informazione locale, che ha ricordato da quanti anni Milena allieta i palati dei maremmani più esigenti e degli avventori che arrivano sin qua da ogni luogo per assaporare quelli che in tanti, ma in particolare Giancarlo, amano definire “I tortelli più buoni del mondo“, assunto che posso provare essere attinente alla realtà.

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Giancarlo Capecchi “Sulla tortelloterapia”

La cena, come tutte quelle dei Maremmans, è stata molto interessante, a tratti entusiasmante, in particolare per quel miele che, all’inizio, ha accompagnato i caci maremmani, che veniva direttamente dall’alveare, senza filtraggi o lavorazioni, una delizia. Non aggiungo altro in merito ai tortelli. Il finale è stato esaltante, i dolci fatti in casa (un assortimento di almeno sei qualità) sono da enciclopedia della cucina. Oggiù, se i tortelli sono da medaglia d’oro, lo stesso riconoscimento andrebbe assegnato anche ai dolci.

Il locale, gestito interamente da donne, è di una semplicità disarmante. L’arredamento essenziale e ben tenuto – conservato intatto – ricorda i classici ristoranti anni 60/70, potrebbe sembrare, oggi, fuori contesto se non fosse che quei sapori e quegli ambienti son gli stessi, che spesso perdiamo nella memoria, ma che lì ti riportano bambino a ricordare la Maremma che c’era e ancora c’è e della quale, diciamocelo, ne andiamo fieri (no, il brand qui non c’entra niente, ma anche si).

Alla fine non poteva mancare la foto con Giancarlo (narratore del tortello), Giovanna (che è lì come se ci fossero i 150 e passa Maremmans), Milena (campionessa mondiale in totrtelloterapia), io e Francesco (uno dei più grandi cultori dell’arte culinaria maremmana).

cena_maremmans_macchiascandonaLa foto è di Katia Signorini, poliedrica, appassionata e funambolica Maremmans.

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  • FabrizioDA

    22 maggio 2014 at 12:53 Rispondi

    un peccato non esserci potuto essere! ma è stato bello vedervi nelle foto tutti insieme amare questo nostro piatto unico!

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