Nina, violentami! Ovvero del bacio al poliziotto con gli occhi chiusi.

Mi ricordo ancora il rimbrotto acceso di quando fui beccato nel baciare ad occhi aperti. Si perché pare che chiudere gli occhi quando si bacia consenta di concentrarsi meglio, come quando si mangia un buon dolce o si vive qualcosa di straordinariamente intenso. Il chiudere gli occhi quando si bacia ha in sé anche un forte senso di sicurezza e di fiducia nel prossimo. Ecco perché stento a capire il motivo per il quale il bacio di Nina De Chiffre possa essere assimilabile alla violenza sessuale.

Peccato, perché quello che mi colpisce di più, nella foto,  è il fatto che il poliziotto ha gli occhi chiusi. Non piange o urla come le vittime di violenze. Violenze, troppo spesso, inutilmente denunciate proprio alla Polizia. La violenza è altra cosa e andrebbe spiegata a Franco Maccari, segretario generale del Cosip, lo stesso che ha definito il film Diaz di Daniele Vicari: “Pericoloso perché rischia di fomentare nuove violenze contro le Forze dell’Ordine che ogni giorno mettono a repentaglio la propria vita per garantire la sicurezza dei cittadini”.

Peccato, perché il bacio di Nina al poliziotto con gli occhi chiusi è un’apprezzabile citazione moderna che fonde due immagini famose: il bacio di Doisneau e La fille à la fleur di Marc Riboud. Apprezzabile citazione moderna che, a differenza delle due immagini famose “costruite”, è molto più spontanea.

Caro Maccari, come scrissi all’allora capo della Polizia Manganelli, il vostro dovere è quello di proteggerci dandoci la libertà di chiamarvi per nome quando abbiamo bisogno, quando siamo deboli, quando siamo offesi. Oggi ci aggiungerei … e perché no, di baciarvi.

Dopo la Diaz, dopo Aldrovandi, dopo tante cose andate storte, quel bacio era una prova di fiducia nei vostri confronti ma lei, Maccari, ci dimostra con questa denuncia che è troppo prematuro baciarvi ad occhi chiusi. Si, perché anche Nina aveva gli occhi chiusi.

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