L’homo oeconomicus farà saltare il banco della reputazione

Quello della reputazione online è tema in continuo divenire, assieme ad altri colleghi abbiamo cercato di fare un punto della situazione circa lo stato dell’arte racchiudendolo in un libro: “Turismo e Reput’Azione“. L’influenza che la reputazione ha sulle sorti di un pubblico esercizio origina nella notte dei tempi. Conoscete il famoso detto “non esiste fila all’ingresso di un ristorante vuoto“?.

Certo è che per molti la reputazione online è un problema. Cerco spesso di leggere i giudizi per comprendere dove sia il problema. Non condivido la teoria che la colpa sia delle piattaforme, ritengo anche che chi è coinvolto nella recensione non abbia la serenità e il distacco necessari per giudicarle. Apprezzo coloro che fanno sforzi per poter migliorare il sistema – e in questo Tripadvisor nonostante molte promesse non brilla certo in chiarezza – un po’ meno quelli che vorrebbero annientare il sistema bombardandolo, salvo poi esporre con fierezza la vetrofania consigliato da…

Ho lanciato spesso provocazioni come “Date valore alle vostre recensioni: fatevele pagare!” oppure “Il viaggio non è per tutti” e con “Le recensioni della vacanza diversa” ho provato a spiegare quanto siano soggettive le recensioni.

Il problema della reputazione e dell’uso distorto delle recensioni non è da cercare nelle piattaforme. In molti si dimenticano che le recensioni sono state dapprima sollecitate da operatori che offrivano sconti e quindi sono state intese come possibile merce di scambio: l’hanno capito i venditori di pantofole e quelli di salsicce e anche molte web agency. E lo hanno capito i turisti che pare abbiano seguito alla lettera la mia raccomandazione: fatevele pagare.

Il marcio se c’è è più in profondità, la questione origina dal fatto che l’homo oeconomicus cerca sempre di ottenere il massimo benessere (vantaggio) per sé stesso con il minimo sforzo possibile. Molti criticano le piattaforme come Tripadvisor perché anonime e senza obbligo di soggiorno ritenendo quelle delle Olta come Booking.com o Venere molto più affidabili. E’ possibile, ma il problema è che le recensioni sono soggettive e le persone fallaci.

Gli ospiti non tengono conto che dovrebbe esistere un adeguato rapporto tra offerta e tariffa, ché oltre certi limiti il rischio di raggiungere livelli di moderna schiavitù è molto facile. Insomma di dovrebbe ambire a un consumo etico del turismo. Per esempio è impossibile pretendere a parità di categoria lo stesso servizio in paesi diversi (tassazioni, costo del lavoro dcc..).

La recensione che travate sotto è emblematica, si tratta di una recensione su Venere quindi di un turista che ha effettivamente soggiornato in hotel ma che ormai, abituato a un livello d’offerta spesso al limite del dignitoso avvisa gli altri ospiti che, udite udite, l’albergo è un 4 stelle che funziona alla perfezione, unica cosa da segnalare è… “occhio che ha i prezzi da 4 stelle

Venere_Reputazione_Turismo

Turismo_e_Reputazione

E’ facile comprendere che c’è qualcosa che non funziona, ma tutto questo non dipende dalle piattaforme ma dalle persone che ormai non hanno più il senso della correttezza e dell’etica. Da situazioni come questa originarono i post l’offerta alberghiera del secolo e la Lettera al turista. E continuo a credere che l’errore più grande sia continuare a pensare che la vacanza e il viaggio, anche quello di lavoro,  sia cosa per tutti… in particolare negli attuali contesti economici.

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