Di passatelli, produttività, ricerca e sviluppo italiani [analisi semiseria]

Di ritorno da una bella settimana romagnola conclusasi a passatelli in brodo, ho impiegato sei ore, leggasi sei, per passare da una costa all’altra dell’Italia. Udite, udite, nessun ritardo di Trenitalia, orari rispettati. Lo so, c’è da passare l’Appennino, l’alta velocità la puoi sfruttare solo per mezz’ora di tragitto.

Ma se ti imbatti nell’odierna copia de Il Sole 24 Ore ti accorgi che questa impresa di sei ore per arrivare a Grosseto da Ravenna non è una cosetta da poco. In particolare se ti capita di leggere che la produttività italiana è al palo da 10 anni. Ti verrebbe da dire: che lavativi i lavoratori italiani. La loro scarsa produttività – imparo adesso che si calcola col Clup – crea, “solo nel settore manifatturiero uno “spread” produttivo che costa all’Italia  70 miliardi di euro all’anno“. Se guardiamo il grafico con il confronto internazionale ne usciamo veramente con le ossa rotte. (scusate la qualità delle immagini ma trattasi di immagine da iPhone durante viaggio in treno)

Dunque l’Europa ci imporrebbe di ricontrattare i salari in quanto, con il perdurare della crisi, il rapporto costo del lavoro per unità prodotta, sta aumentando in maniera esponenziale creando ulteriore gap.

Detto questo, come sapete da post precedenti, mi sto dilettando nella lettura della Ricchezza delle Nazioni di Smith e per coincidenza mi è capitato di leggere, sempre durante il viaggio di ritorno dalla patria della piadina, questo passaggio:

In una fattoria in cui tutte le costruzioni necessarie, tutte le siepi, tutti i canali e tutte le vie di comunicazione siano nel più perfetto ordine, lo stesso numero di lavoratori e di bestiame da lavoro darà un prodotto molto più grande di quello di una fattoria di uguale estensione e con un terreno ugualmente buono, ma sprovvista di una simile attrezzatura.

Se poi dopo aver letto Smith riprendi Il Sole 24 Ore e dopo sole quattro pagine ti trovi il grafico della spesa italiana in Ricerca & Sviluppo in percentuale sul Pil nel 2010  capisci che i lavoratori italiani non sono così improduttivi perché fannulloni ma perché stanno combattendo una guerra persa in partenza e per giunta, adesso devono pagarne anche le spese con la contrattazione imposta dall’Europa.

Adesso arriva un bando da 120 milioni, 895 ne sono stati messi in gioco per le Smart Cities (ora capisco perché c’è attenzione alla materia da parte di qualche dinosauro travestito da innovatore), 930 per i distretti al sud, 408 per cluster Hi-Tech, 40 per la social innovation, 110 in accordi regionali. Tutti bandi che sono stati organizzati negli ultimi sei mesi. Vorrei vedere chi se li è presi.

Intanto Sergio Marchionne, con il ritiro del progetto Fabbrica Italia, sposta un sacco di investimenti dall’Italia all’estero con le immobilizzazioni materiali di Chrysler che ormai superano quelle di Fiat. Pare che abbia spiegato che preferisce tenersi la liquidità piuttosto che investire in ricerca e sviluppo e immettere sul mercato nuovi modelli in un periodo di crisi. Alla faccia del coraggio imprenditoriale e dei lavoratori poco produttivi.

… e per tornare ai treni, agli investimenti e alle infrastrutture necessarie per essere produttivi ecco come si presentava la Roma – Grosseto dopo una notte di pioggia, seppur forte e cattiva, martedì scorso.

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