Il capitalismo non sta granché bene e la concorrenza l’hanno uccisa!

C’è un detto che illustra alla perfezione lo spirito
di questa azienda: i nostri concorrenti sono i no-
stri amici. I clienti i nostri nemici.
James Randall, ex presidente
della Archer Daniels Midland

Più che “liberista di sinistra” come l’ha dichiarato qualcuno, Luigi Zingales m’è parso un economista di buon senso. Che il capitalismo non stesse granché bene ne avevamo certo contezza. Un po’ meno chiara è la via per farlo guarire. Zingales, in occasione dell’anteprima di Ravenna Future Lessons, davanti a una platea di 200 persone, ha illustrato la sua esperienza americana e l’ha spesso paragonata alla situazione italiana.  L’ingerenza della politica nel mercato e quella delle aziende nella politica hanno corrotto i mediocri e fiaccato gli onesti e i meritevoli privandoli di una delle prerogative massime: la possibilità di emergere grazie a una libera e corretta concorrenza.

I nemici del capitalismo, insegna Zingales, sono coloro che, leader di mercato, condizionano la politica affinché innalzi barriere e inibisca la libera concorrenza. E’ certo dovere di ogni imprenditore difendere la propria azienda dalla concorrenza, ma da qui a impedire l’accesso di terzi al mercato c’è la stessa distanza che c’è tra un sistema capitalistico e uno socialista.

E’ buffo comprendere che, coloro che ci allertano ogni giorno contro il pericolo comunista, sono gli stessi che hanno imposto al libero mercato lacci e lacciuoli talmente stringenti da impedire la libera concorrenza, che hanno imposto leggi, spesso incomprensibili. Un sistema che premia tenendo conto “di chi conosci e non di cosa conosci” non ha grandi possibilità di fare il bene del popolo.

C’è da rivalutare il buono del capitalismo, quello che come finalità aveva la ricerca della felicità, quello che muoveva migliaia di persone verso il sogno americano. C’è da stare attenti a coloro che tutelano le proprie aziende mentre ricoprono il ruolo di primo ministro, dobbiamo sorvegliare il primo ministro che regala incarichi e ministeri ai suoi dipendenti. C’è da stare attenti ai manager super pagati che sostengono che le loro aziende in Brasile vanno bene perché ricevono sovvenzioni e ne vorrebbero altrettante in Italia – aggiungo io.

La concorrenza, uccisa dal potere economico e dalla politica corrotta, deve essere tutelata con leggi semplici e chiare che la favoriscano e la tutelino. Il mercato da solo non può farcela. La politica si deve preoccupare di offrire un punto di partenza uguale per tutti e un punto di arrivo raggiungibile per merito, conoscenza e qualità.

Solo tutelando mercato e concorrenza i migliori potranno emergere con particolare interesse per il consumatore. Adesso che è venuto meno il sogno americano e che abbiamo scoperto che i problemi della casalinga di Voghera sono gli stessi di quelli di Joe the plumber non c’è da stare allegri, c’è da rimboccarsi le maniche e “ricostruire sulle rovine” (cit. De Biase a RFL 2011) che questa prima guerra mondiale finanziaria ci lascerà in eredità.

Più che da rottamare mi pare che ci sia da rinascere… un po’ tutti.

Due segnalazioni: il libro Manifesto Capitalista di Luigi Zingales e la prossima edizione di Ravenna Future Lessons, così da essere prepararti al prossimo dopoguerra.

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